The Monuments Men

The Monuments Men racconta la storia vera di come un manipolo di esperti d’arte si riunì e salpò per l’Europa con la missione di salvare alcuni capolavori artistici occidentali dalla distruzione e dai trafugamenti della Seconda Guerra Mondiale.

“Un giorno stavo attraversando Ponte Vecchio, a Firenze, l’unico ponte che i nazisti avessero risparmiato durante la loro fuga nel 1944, quando ho ripensato a quello che è stato il peggiore conflitto della storia e mi sono domandato come fossero riusciti a sopravvivere tanti tesori artistici e chi li avesse salvati. Ho voluto trovare una risposta a queste domande”, ricorda l’autore del libro R. M. Edsel, al quale G. Heslov e G. Clooney, produttori e sceneggiatori del film, si sono ispirati. La sua risposta aveva il nome di Monuments, Fine Arts and Archives Group (MFAA), la sezione monumenti, belle arti e archivi dell’esercito anglo-americano, i cui membri raggiunsero il fronte per cercare di salvare tutto ciò che poteva essere salvato.

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La cultura distrutta dai nazisti, ma anche dagli Alleati

Adolf Hitler era un aspirante artista, respinto due volte dalla prestigiosa Accademia di belle arti di Vienna. Il suo sogno era trasformare Linz, centro austriaco a pochi chilometri dal suo luogo natale, in una città modello che avrebbe ospitato ed esposto il meglio del patrimonio artistico mondiale. Il principale procacciatore di opere d’arte fu il suo secondo in comando, Hermann Göring, che peraltro tenne per sé un gran numero di oggetti confiscati. Nonostante la sconfitta fosse inevitabile e si avvicinasse inesorabilmente, Hitler non volle accettare una resa incondizionata: se non avesse potuto avere la Germania, nessun altro l’avrebbe avuta. “Con quello che fu chiamato ‘Ordine Nerone'”, spiega Clooney, “Hitler ordinò la distruzione di tutto: ponti, ferrovie, apparecchi di comunicazione – e anche le opere d’arte. Tutto”. I Monuments Men furono perciò impegnati in una corsa contro il tempo mentre gli Alleati convergevano su Berlino. “Eisenhower voleva essere certo che rimanesse qualcosa quando la guerra fosse terminata”, racconta Clooney. “Roosevelt prese la decisione dopo che un bombardamento delle forze alleate aveva distrutto l’antica abbazia di Montecassino, che non aveva nessuna ragione di essere abbattuta. Era quindi importante proteggere l’arte non solo dai nazisti, ma anche dagli attacchi degli Alleati: ci si rese conto che anche noi potevamo costituire un pericolo”. Edsel fa un esempio: “Nel mese di agosto 1943 gli Alleati furono sul punto di distruggere inavvertitamente l’Ultima Cena. Credo che fu quello il campanello d’allarme che accelerò il trasferimento sul campo degli esperti d’arte”.

La vita umana vale un’opera d’arte?

La Madonna con bambino di Bruges di Michelangelo può valere una vita umana? La salvezza di un’opera d’arte può valere il sacrificio di uno o più individui? Questa è la domanda alla base del film. E il film è allo stesso tempo la risposta, affermativa.

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