Learning by doing

Molte sono le modalità di apprendimento studiate e sviluppate fino ad oggi; quella che risulta avere più successo negli ultimi tempi sembra essere proprio la tecnica “learning by doing”.  Ma in cosa consiste? Prevede che l’apprendimento non si limiti ad essere qualcosa che riguardi, ad esempio, soltanto il senso dell’udito o della vista, la memoria, ma che esso sia accompagnato da azioni pratiche, concrete, il fare in prima persona. Da qui la definizione “learning by doing”. Le azioni devono essere semplici ma al tempo stesso non devono essere semplicemente “svolte”; devono essere vissute ed interiorizzate perché è attraverso questo passaggio che esse rimarranno più impresse nella mente di chi le effettua. Occorre eseguire praticamente, usare la mente ragionando, interiorizzare l’intero processo cosicché si arrivi ad una consapevolezza piena delle azioni. I ragionamenti più tecnici / mentali vanno svolti sia singolarmente che in gruppo: occorre confrontarsi, chiedere e riflettere. Non solo un learning by doing ma anche un learning by thinking; non solo attività pratica ma anche ragionamento.

La parte “concreta” dell’apprendimento deve accompagnare, sostenere e stimolare il soggetto. In questo modo si riesce a prendere coscienza del perché di una certa cosa o dei meccanismi che ci sono dietro, ad esempio come si arriva a costruire qualcosa, ma anche a capire come quella conoscenza può essere utilizzata e magari trasportata anche  in un altro campo.dsc_0299_small Per qui l’imparare non è visto soltanto come un pedissequo memorizzare ma come un comprendere pienamente fino a raggiungere consapevolezza dell’argomento / oggetto. Nelle realtà museali, utilizzare questo tipo di tecnica potrebbe risultare di gran valore in quanto, appunto, l’apprendimento è più efficace e proficuo. Spesso i bambini, i giovani e anche gli adulti riscontrano delle difficoltà nell’apprendere “ascoltando” notizie che gli vengo fornite in modo diretto; si annoiano, si distraggono facilmente, non recepiscono tutte le informazioni date. Renderli partecipi e farli interagire da un punto di vista pratico e mentale con quello che fanno, offre loro un modo alternativo di conoscere. Innanzitutto attirerebbe maggiormente la loro attenzione nel provare una nuova esperienza, ma, di maggiore importanza, farebbe sì che una volta usciti dal museo le nozioni siano state ricevute in modo chiaro e ne siano pienamente consapevoli. Concretamente, come potrebbe un museo presentare un metodo di apprendimento “pratico” ai suoi visitatori? Ad esempio mettendo a disposizione un laboratorio in cui possono seguire, step by step, un processo di produzione in cui essi stessi devono prendere decisioni e fare le scelte che riescono a condurli ad un certo scopo. Oppure facendo fare percorsi che richiedono movimento fisico legato ad un ragionamento . . . e tanti altri modi che sono già presenti in realtà museali in tutto il mondo o si stanno sviluppando, data l’importanza riconosciuta negli ultimi tempi a questa tecnica di apprendimento.

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