Tal paés, tal usénza

Un valore particolare al dialetto è stato attribuito solo in tempi relativamente recenti , dopo esserci preoccupati di riconoscere il valore dei beni monumentali e ambientali lo stesso è stato fatto con la nostra parlata rendendosi conto di come sia un prezioso bene culturale da tramandare. Pur considerato in alcuni ambiti ancora come una forma scorretta dell’italiano, il dialetto rappresenta tuttavia un efficace mezzo di comunicazione in quanto si presta ad essere utilizzato non solo per motivi di ordine pratico ma anche come strumento per esprimere in modo colorito sentimenti, passioni, emozioni, ed è inoltre sinonimo di ricchezza culturale.

L’abate Pietro Monti, compilatore del “Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como”, così scrive nel 1845 a proposito delle parlate della Valtellina:

“Il dialetto di Valtellina, copioso e importante sopra gli altri, è meno alterato, perché fin verso la fine del secolo passato, la valle, sotto la Signoria dei Grigioni, senza buone strade e scuole, retta da barbare leggi, non amica ai forestieri, visse quasi divisa dal mondo. […] Nel mercato di Sondrio, i Valtellini stessi poco intendono del parlare dei paesani d’Albosaggia e di Montagna; i Bormiesi poco di quel di Livigno, quando questi favellano da soli, valendosi di voci del dialetto della lingua romanza. Poschiavo, grossa terra dei Grigioni, per due terzi della diocesi comasca, parla in generale come a Tirano, ma usa molte voci proprie. I Valtellini hanno voci pur usate nel Tirolo italiano, o in quel di Brescia e di Bergamoogni paese ha i suoi costumi , popoli di cui toccano i confini”.

Nel dialetto valtellinese troviamo notevoli influenze milanesi e comasche, specie sulla sponda destra dell’Adda, mentre su quella opposta troviamo tracce abbondanti di bresciano e bergamasco; Questo particolare farebbe pensare che per lunghi anni le comunicazioni fra le due sponde siano state difficoltose o meglio ancora non ritenute indispensabili, cosicché le due popolazioni hanno finito per gravitare sempre più nelle rispettive sfere d’influenza dialettale, ciò che oggi non succede più. Bormio e Livigno possiedono un dialetto particolare che, caratteristica di maggior spicco, perde la “ü” francese tipica del ceppo milanese, presentando parole con la “u” normale. Ancora: a Bormio e a Livigno sono evidenti le influenze dei dialetti ladini e di quelli germanici della Svizzera.

http://www.vallidelbitto.it/il-dialetto-di-barilocc.html

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