Tradizione agricola a Sondrio

Dalla nostra ricerca sulle tradizioni, usanze e costumi valtellinesi è emersa una caratteristica comune, decisamente significativa se relazionata al contesto culturale del luogo: si tratta del forte attaccamento alla tradizione agricola; tradizioni proprie di una civiltà contadina e di un tempo che sembra lontanissimo, ma che invece è tenuto vivo ancora oggi. Tradizioni che costituiscono un patrimonio che la comunità sente la necessità di conservare e far conoscere, per evitare che nel cancellare il passato venga meno quella sorta di cinghia di trasmissione che tiene unita la comunità.

Si tratta di festività che scandiscono l’intero calendario valtellinese e che coinvolgono l’intera popolazione, a dimostrare il forte coinvolgimento locale.

Gli eventi più interessanti si svolgono nei primi mesi dell’anno: il passaggio dall’inverno alla primavera, oltre a costituire un cambiamento climatico significativo, rispecchia anche un forte mutamento del paesaggio, evidente soprattutto nella realtà di campagna. Dopo il riposo invernale, la primavera rappresenta la rinascita: il cinguettio degli uccelli, i fiori che sbocciano, la neve sulle montagne che si scioglie, l’aria più tiepida e le giornate che si allungano regalano a tutti un’energia vitalizzante. Per questo la comunità si prepara, nei mesi di febbraio e marzo, ad accoglierla calorosamente.

Il risveglio della primavera inizia degli ultimi giorni di febbraio, con la cosiddetta “Sunà da Mars”: la comunità saluta l’inverno cantando a gran voce e suonando strumenti musicali di ogni genere. Lo scopo metaforico è quello di provocare un frastuono tale da risvegliare la primavera.

Un’altra festa molto sentita dai più giovani, che si svolge i primi di marzo, è “Ciamà l’erba”; Giuseppina Lombardini, in “Costumi e proverbi valtellinesi”, scrive a riguardo:”Marzo… è la festa dei prati, dove l’erba verdeggia molle e tenera per aderire all’invito dei ragazzi che l’hanno chiamata a calendi marzo, con un concerto di rustici strumenti e grida di giubilo. Gli eroi di questa festa gentile si chiamano i marziroi e, siccome tutti i salmi finiscono in gloria, anch’essi concludono l’impresa col fermarsi nelle case a chiedere qualcosa per far merenda, cantando: Marsin, marsèt incinem ul me sakèt“.

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