Wunderkammer

Wunderkammer, tradotto come camera delle meraviglie o gabinetto delle curiosità, è un’espressione tedesca usata per indicare particolari ambienti in cui, dal XVI secolo al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari. Essa si può considerare come il primo stadio dello sviluppo del concetto di museo: questi “magazzini dello stupore” rappresentavano infatti il primo tentativo di catalogare il mondo e rendere possibile l’osservazione di ciò che era oscuro.

Quello delle Wunderkammer fu un fenomeno tipico del Cinquecento, che però affonda le sue radici nel Medioevo. Al tempo infatti alcune chiese erano intese come luogo di raccolta dello scibile umano e non era raro trovare al loro interno meteoriti, coccodrilli impagliati, uova di struzzo, artigli di grifone a un passo dalle statue dei Santi, oppure capitelli romani reimpiegati, urne cinerarie utilizzate come acquasantiere, sarcofagi romani posti sotto gli altari e riadattati come reliquiari.

Il fenomeno poi si sviluppò per tutto il Seicento e si protrasse fino al Settecento, favorito dal tipico amore illuminista per le curiosità scientifiche. Trasportando le stesse tipologie di oggetti dallo spazio sacro della chiesa a quello profano della casa essi diventarono un laboratorio per lo studio scientifico della natura e della storia, rendendo possibile l’osservazione di tutto ciò che era ancora sconosciuto. Gli oggetti esposti si dividevano in naturalia e artificialia.

Quelli che forniva la natura stessa erano detti naturalia e potevano avere in sé qualcosa di eccezionale relativamente alla forma o alle dimensioni, come, ad esempio, una coppia di gemelli con una parte del corpo in comune, animali con due teste, pesci o uccelli sconosciuti, ortaggi o frutti di dimensioni superiori alla media.

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Diversi ma ugualmente ambiti erano gli oggetti creati dalle mani dell’uomo, detti artificialia, particolari per la loro originalità ed unicità, fatti con tecniche complicate e provenienti da ogni parte del mondo. Tutti questi reperti erano mirabilia, ovvero beni che suscitavano la meraviglia.

Essi venivano disposti in una stanza le cui pareti erano rivestite di scansie di legno dove trovavano posto barattoli di vetro contenenti parti del corpo umano immerse in liquidi conservativi, feti, animali deformi, rocce, zanne di elefante, rami di corallo, piante rare essiccate.

Agli scaffali si alternavano armadi e stipetti in cui erano raccolti gli oggetti più piccoli o preziosi, come perle, pietre preziose rare, semi di frutti esotici. Piccole vetrine contenevano gioielli e oggetti unici nel loro genere, ottenuti con l’uso di perle deformi o rami di corallo di colore e forma inconsueta.

Straordinariamente desiderabili apparivano i “naturalia” e gli “artificialia” provenienti da paesi lontani, al di là dai mari.

Questo intreccio di oggetti naturali e artificiali, di archeologia nostrana ed estera si è rivelato nel tempo assai fecondo, provocando un forte spostamento di prospettiva. Fu finalmente riconosciuto che qualsiasi cultura umana è degna di studio e di attenzione, anche quelle che un tempo si dicevano “primitive”, o “senza storia”: si trattava di una prima forma di etnologia.

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Fonti:

Articolo da Wikipedia

Articolo di “Il Sole 24 Ore”

Definizione dall’Enciclopedia Treccani

 

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