Alpinista, scultore, scrittore: la vita di Mauro Corona

Gentile, accogliente, ribelle da sempre, gran bevitore, artista raffinato ma anche duro lavoratore.

E’ questo e tante altre cose Mauro Corona, scrittore, scultore, alpinista con all’attivo oltre 300 vie di scalata nelle Dolomiti d’oltrepiave. Un uomo, classe 1950, che da una vita difficile è riuscito a trarre tante virtù e una meritata attenzione da parte dei media che però lui non sembra amare molto. Nato a Baselga di Piné, nei pressi di Trento, Mauro scopre la sua prima grande passione, l’alpinismo, passeggiando con il padre. A soli tredici anni si rende protagonista della sua prima impresa, la scalata del monte Duranno, 2688 metri di altezza.

Apprende poi l’arte della scultura lignea dal nonno intagliatore ed è un grande divoratore di libri. Ma la vita gli riserva sorprese amare: la madre abbandona la famiglia e nel 1963 Mauro assiste ad una delle più grandi sciagure della storia italica, l’alluvione del Vajont, causata dalla tracimazione della diga, invasa letteralmente da un pezzo della montagna sovrastante. Un disastro annunciato che cancella buona parte dei paesi vicini, da Longarone alla sua stessa Erto.

Mauro Corona scultore nel suo studio a Erto.

Un ricordo, raccontato nel suo “Vajont: quelli del dopo” (Mondadori, 2006) che non lo lascerà mai: “Ancora sento l’enorme boato che precedette e accompagnò l’onda assassina – dice lo scrittore – trecento milioni di metri cubi di montagna si rovesciarono nel lago sottostante. A distanza di cinquant’anni quando sento rumori violenti, mi scuoto e la mente torna inevitabilmente a quella notte”.

La sua prima mostra di sculture lignee viene organizzata a Longarone nel 1975. Ma la notorietà Mauro Corona la conosce soprattutto grazie alla sua attività letteraria che prende il via con “Il volo della martora” (Vivalda Editori 1997). Amico fraterno di scrittori come Erri De Luca, Paolo Rumiz e soprattutto dello scomparso Mario Rigoni Stern, vince nel 2014 il premio letterario dedicato al “sergente nella neve” con la “Voce degli uomini freddi” (Mondadori, 2013). “Per me – disse in quell’occasione – questo premio ha un valore diverso e non solo perché Mario Rigoni Stern e le sue pagine mi hanno commosso. La mia scalata è stata una scalata al contrario e per me, questo premio dedicato a Mario, è il riscatto da una vita scellerata.”

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Quest’uomo amante delle sua montagne e dei suoi boschi, ha collezionato tante e belle pubblicazioni che in molti casi ricordano quelle di Rigoni Stern, soprattutto quando descrive la natura incontaminata che lo circonda – come nel caso del suo ultimo “I misteri della montagna” (Mondadori, 2015) – ma che si differenzia quando invece sono le persone che lo circondano e la sua terra, quel Friuli di frontiera, spesso dimenticato, ad essere i protagonisti dei suoi scritti.

Uomo non facile, iracondo e rissoso. Ma come succede nella vita di tutti noi, bisogna saper fare ad un certo punto un bilancio tra difetti e virtù. E nel caso di Mauro Corona crediamo che il “saldo” non possa che essere positivo.

Fonti:

Articolo del Fatto Quotidiano

Pagina Wikipedia

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