L’importanza della partecipazione e i suoi valori

Un’istituzione culturale, qualsiasi essa sia, per riscontrare apprezzamento e successo, deve prima di tutto diventare un’elemento di identità in cui i fruitori possano identificarsi. Ciò risulta indubbiamente più facile per quei luoghi che intrinsecamente si legano allo  storia e alle tradizioni di un luogo. Ma quando non è così, quando in un contesto geografico sorgono istituzioni nuove mai viste prima, diventa di primaria importanza che esse, oltre ad offrire contenuti culturali, come è ovvio che sia per i musei, siano anche luogo di aggregazione per la popolazione locale, al fine di non essere percepite come un’entità astratta ed estranea nella realtà che le ospita. Ciò si rende ancora più necessario quando tali istituzioni trovano luogo all’interno di piccole città in cui i legami con la tradizione sono ancora molto forti.

L’integrazione con la comunità che li ospita è quindi forse una degli elementi primari volti a garantire il successo delle istituzioni museali, specie quelle nuove. Inutile sarebbe progettare un museo, e prevedere dunque anche un’ingente stanziamento di fondi, senza prima pensare al rapporto con il contesto in cui esso si inserisce: non mancano esempi di insuccessi dovuti alla mancanza di un reale motivo che invogliasse i locali e di conseguenza anche i turisti a visitare un castello piuttosto che un museo.

Come possiamo dunque favorire l’avvicinamento della comunità ad una nuova istituzione o ad una preesistente che non ha riscosso il successo previsto?

Durante le fasi di ideazione, è necessario progettare non solo gli spazi veri e propri che l’utente attraverserà fisicamente, ma anche il rapporto fra l’utente e l’istituzione stessa. Per dirlo con parole diverse, al fine di garantire il successo del proprio intervento, il progettista deve farsi carico anche di articolare un modello di fruizione che meglio si adatti ad una situazione piuttosto che ad un’altra. Entrando più nello specifico, forse il miglior modo per avvicinare istituzioni museali e comunità è quello di sviluppare un vero e proprio rapporto di collaborazione fra essi, facendo in modo che i cittadini possano in prima persona contribuire alla nascita e allo sviluppo del museo, e quindi partecipare attivamente. I progetti di partecipazione e di coinvolgimento hanno infatti il grande potere di restituire agli occhi degli utenti locali un’immagine del tutto nuova dell’istruzione museale che magari fino a quel momento veniva percepita come irrilevante per la vita della comunità: oltre a favorire un maggior afflusso di persone, il coinvolgimento della popolazione avrà un impatto significativo anche sui contenuti stessi ospitati all’interno del museo.

I modelli di partecipazione da parte del pubblico sono diversi, e grazie al progetto Public Partecipation in Scientific Research (PPSR) sviluppato da Rick Bonney e dal suo team di ricercatori, possono essere raggruppati in tre categorie che si prestano molto bene ad essere trasposte nell’ambito delle istituzioni culturali:

  • contributory projects, in cui i partecipanti raccolgono materiali di ogni genere seguendo però le linee guida impostate dai curatori del museo;
  • collaborative projects, in cui i partecipanti hanno un ruolo attivo nella creazione del contenuto museale;
  • co-creative projects, in cui i partecipanti lavorano insieme ai rappresentati dell’istituzione museale in ogni fase del progetto, definendone anche gli obiettivi ed il programma.
img_3195
South London Black Music Archive, archivio partecipato di vinili, fanzines e altri oggetti che evidenzia l’esistenza di una comunità unificata dall’ascolto di un certo tipo di musica, esposto nel 2012 al Peckham Space.

Senza dilungarsi eccessivamente nell’esplicazione di come ciascuna di queste tre categorie operi, è necessario sottolineare che nessuna di esse è più efficace delle altre e che non tutti i progetti ne beneficiano allo stesso modo. Capire quale fra queste sia la logica migliore è dunque il primo passo verso la progettazione di attività per la partecipazione degli utenti. Lavorare sulla partecipazione degli utenti risulta utile anche perché offre l’opportunità di esaminare e definire ancora meglio quale sia l’obiettivo primario del museo: può accadere infatti che la partecipazione degli utenti sia un’elemento imprescindibile al fine del raggiungimento di tale obiettivo. Se ad esempio il progettista sta lavorando nell’orizzonte di un museo etnografico in cui al centro dell’attenzione sono poste le tradizioni locali, la partecipazione degli utenti diventa un’aspetto essenziale: gli utenti partecipano in questo caso in maniera diretta andando ad accrescere il materiale a disposizione del museo, raccontando le proprie storie ed esperienze, e successivamente l’istituzione restituisce il patrimonio acquisito fungendo la connettivo fra persone diverse.

 Al di la dell’essere una componente necessaria alla buona riuscita del progetto, la partecipazione del pubblico, che quindi diventa utente, all’interno delle istituzioni museali, porta con se anche una serie di valori non trascurabili e anzi utili a rendere più profonda l’esperienza all’interno del museo, che così facendo continua anche una volta usciti dalle quattro mura della scatola architettonica. Le tecniche di partecipazione sono infatti in grado di sviluppare negli utenti specifiche abilità: creare storie e/o oggetti aiuta a sviluppare creatività, sfruttare contenuti offerti dal museo per rielaborarli in maniera nuova aiuta a sviluppare le tecniche di innovazione, o ancora, lavorare in gruppo insieme a visitatori con un background culturale diverso dal nostro aiuta a sviluppare un maggior senso della collaborazione. Si tratta dunque di abilità che, migliorate durante un’esperienza all’interno dell’istituzione museale, sono utili e necessarie nella vita quotidiana di ognuno di noi. Non solo, molti educatori sostengono che abilità come queste siano alla base delle competenze necessarie a ciascun cittadino che si affacci in una società, come quella odierna, affollata da connessioni di ogni genere e  caratterizzata dall’interscambio culturale.

Giuditta Margherita Maria Ansaloni

Bibliografia:

Nina Simon, 2010, The Participatory Museum, Lightning Source Inc

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...