Un museo su misura

Visitare un museo è una pratica che al giorno d’oggi è sempre meno ricercata. Viene considerata come fuori moda, noiosa, non in grado di interpretare con le giuste tecniche i bisogni delle persone, non spinge verso l’interesse alla cultura. Questa è la concezione diffusa soprattutto in una buona parte di pubblico, ovvero i giovani. Occorre dunque un’analisi riguardo le cause di questo modo di pensare, porsi la domanda “cosa si può cambiare?” e trovare soluzioni efficaci. Per anni si è diffusa la concezione che la visita del museo consiste in un’attività passiva, in cui il visitatore si limita ad assistere e passare davanti alle opere esposte. L’efficacia di questo metodo di conoscenza è tutta da valutare, anche in base al tipo di visitatore che si ha davanti. Per prima cosa quindi si possono classificare dei tipi di pubblico. Come spiega Bonnie Sachatello-Sawyer, (Adult Museum Programs: Designing Meaningful Experiences, 2002) possiamo avere:

[…] Knowledge seekers dimostrano un forte desiderio di imparare cose nuove. [..] Socializers […]  membri della famiglia, vicini o amici che partecipano insieme all’evento, usando le uscite come opportunità per passare del tempo insieme. […]Skill builders a cui piace imparare facendo […] Museum lover […]amano il museo e  tutto ciò che esso rappresenta.

Non bisogna dimenticare tuttavia che è presente una parte di pubblico che preferisce la visita in cui non deve esporsi troppo, rimanere in ombra e limitarsi a ricevere conoscenze passivamente.

Una volta fatta questa distinzione, si può iniziare a pensare alle soluzioni da offrire ad ognuno: esse devono quindi essere studiate e ben  pensate. Attualmente, le modalità per visitare un museo, possono essere così raggruppate nei seguenti macrogruppi descritti da Barry e Gail Dexter Lord ( The Manual of Museum Exhibitions, 2002):

[…]Contemplazione. […] il visitatore rimane relativamente passivo fisicamente, sebbene la sua mente e le sue emozioni potrebbero essere coinvolte molto attivamente; […] Comprensione. […]l’obiettivo è di incoraggiare il visitatore a scoprire il significato degli oggetti  relazionando un oggetto ad un altro, o ogni oggetto al contesto generale o tema […] Scoperta. […]modo di apprendere tradizionale nato in alcuni musei di storia naturale con collezioni di esemplari. […] Coinvolgimento. […] con le esibizioni del museo in cui il visitatore esplora un campo di artefatti; […] Interazione. […] il tipo di mostre interattive più forte sono quelle in cui i visitatori rispondono ad una guida informata […] Questa interazione uomo-a-uomo può essere tra le esperienze più efficaci che un museo può offrire.

Chiediamoci quindi cosa succederebbe se il museo diventasse qualcosa di formativo e al tempo stesso divertente, in cui si centra l’attenzione sull’esperienza del visitatore in modo da renderlo parte attiva di esso. Un luogo dove il visitatore può agire, confrontarsi, attivarsi e, perché no, diventare artista stesso, esprimere un proprio pensiero o idea. Sicuramente la concezione di esso cambierebbe e la frequenza, non considerata soltanto per fare un discorso economico, ma soprattutto di esperienza e cultura,  aumenterebbe. Per raggiungere, o quantomeno avvicinarsi, a questo scopo hanno iniziato a diffondersi i musei partecipativi.

La differenza con i musei tradizionali sta nel modo in cui avviene lo scambio di informazioni che vanno dalle opere esposte / insegnamenti proposti al visitatore. Non consiste semplicemente in un maggior coinvolgimento dell’utente fine a se stesso: l’utente può essere visto come fonte di creazione di valore culturale e una volta fuori dal museo ha un pubblico a cui riferire l’esperienza, creando così una rete di conoscenza e un desiderio di visitare il museo che a sua volta va ad incrementare il valore culturale.

Clay Shirky dice che ci sono 3 componenti necessari per rendere di successo un meccanismo partecipatorio: “una promessa plausibile“, “uno strumento efficace“, “un accordo/affare accettabile con i partecipanti” (Here Comes Everybody , 2008).

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The Skyscraper Museum:  disegnando grattacieli storici gli studenti capiscono l’evoluzione dello skyline della città di New York

Il primo passo per personalizzare istituzioni culturali è pensare ad un approccio centrato sull’esperienza offerta al pubblico, facendolo sentire protagonista. Inoltre se si riesce a personalizzare l’esperienza in base al tipo di visitatore che si ha, anche i musei stessi possono crescere con loro, aumentando il proprio valore culturale.

A questo punto i partecipanti possono apprendere attraverso obblighi oppure essere personalmente coinvolti: diverse sono le strategie e i percorsi attraverso cui questo può avvenire.

Ad ogni modo, qualsiasi sia la strada, non bisogna dimenticare che anche lo staff partecipa a questo: occorre quindi che sia formato a questa tipologia di percorso, aperto e flessibile ai vari tipi di pubblico che può incontrare. Comunque c’è la possibilità di avvalersi di mezzi definiti sociali in quanto riescono a stabilire una connessione tra le persone e tra il singolo visitatore e l’esperienza. Diventano mezzi sociali se condivisi.

Alcuni progetti partecipatori invitano i visitatori a produrre qualcosa che incrementi il contenuto o la ricerca del museo in questione. Questi “prodotti” devono tenere conto di tre tipi di valore:

– Learning value: i visitatori apprendono capacità di ricerca o creative

– Social value: i visitatori si sentono più vicini ai musei e più consapevoli delle proprie capacità di contribuire al progetto

– Work value: i visitatori producono qualcosa di utile al museo

(Nina Simon, The Partecipatory Museum, 2010)

In conclusione, dopo un’analisi di quella che può essere la strada da intraprendere, come ricorda anche Nina Simon (The partecipatory Museum, 2010):

[…]These techniques represent an addition to the design toolkit, not a replacement for traditional strategies. Participation is an “and,” not an “or.”

 Occorre essere aperti alle novità e a tutte le nuove strategie in continua scoperta che possono migliorare l’esperienza museale e far vivere al visitatore un momento formativo, piacevole e unico.

Claudia Fradeani

Bibliografia:

– Bonnie Sachatello-Sawyer, Adult Museum Programs: Designing Meaningful Experiences, 2002. Walnut Creek, CA: AltaMira Press

– Barry e Gail Dexter Lord, The Manual of Museum Exhibitions, 2002. Walnut Creek, CA: AltaMira Press

– Clay Shirky, Here Comes Everybody , 2008. New York: Penguin Press

– Nina Simon, The partecipatory Museum, 2010. Santa Cruz: Museum 2.0

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