Il cambiamento dell’ istituzione museale

Negli ultimi anni sono stati svolti innumerevoli studi, dai quali è emerso che la gente si appassiona sempre di più al mondo dell’arte ma frequenta sempre meno luoghi museali.

Perché le persone non frequentano i musei ?

Probabilmente se ogni museo rendesse il visitatore partecipe, quest’ ultimo sarebbe più invogliato a visitarlo; in visione di quanto detto, effettivamente, esistono già dei musei che si stanno muovendo in questa direzione, ma è anche vero che, ancora l’idea generale di museo, che permane nella mente della gente, è quella di un luogo sicuramente culturale, ma privo di capacità che possano generare stimoli; nel peggiore dei casi lo si etichetta come luogo noioso.

Un luogo pressoché statico, che ti trasmette i messaggi culturali che ti aspetti di ricevere in quel determinato ambito, ma il tutto in maniera passiva; ed è per questo motivo che oggi si lavora molto proprio sul come trasmettere quei messaggi, affinché l’esperienza sia la più  bella e stimolante possibile.

Molte sono le critiche mosse alle istituzioni museali; critiche che incarnano i motivi per cui, effettivamente, le persone tendono a non frequentare i musei:

è sempre uguale e non offre nulla di nuovo che mi invogli a ritornarvi, non ricrea il contesto adatto affinchè apprenda veramente ciò che vuole trasmettermi, non è assolutamente creativo e non è comodo per essere vissuto in comunione con i propri amici e parenti. 

(The Participatory Museum, 2010)

Per queste ragioni, si parla sempre più d’ istituzione partecipativa che si oppone ad un’ istituzione tradizionale, che accentra tutti i problemi sovra citati. Istituzione in cui l’ esperienza partecipativa è fondante e serve a far sentire a proprio agio il fruitore che in questo caso non è passivo ma assolutamente attivo e dove il concetto di collettività assume un valore centrale; in riferimento a quanto detto è emerso un nuovo concetto di design, il ‘me to we’ design ‘‘It is based on personal experience to support the collective commitment’’ (The partecipatore Museum, 2012) e si articola, fondamentalmente, in cinque fasi:

  • fornire, nel migliore dei modi, l’accesso ai contenuti che si vogliono presentare,
  • fare in modo che il fruitore in merito a ciò agisca e faccia domande, 
  • fornire il mezzo attraverso il quale il fruitore possa prendere visione del collocamento dei propri interessi nei confronti della collettività, 
  • favorire il dialogo, e non solo, tra i visitatori, che rispetto ai dati precedenti, condividono interessi comuni,
  • rielaborare il carico di informazioni affinchè il museo diventi un ‘sentore sociale’.

(The Participatory Museum, 2010)

 

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Schema riassuntivo delle cinque fasi. (The Participatory Museum, 2010)

 

Un altro elemento, collegato all’istituzione partecipativa, è il concetto di fidelizzazione (fare in modo che il visitatore  venga a museo più di una volta); è stato preso, negli ultimi tempi, seriamente in considerazione, e ormai sono diversi i musei che investono nella fidelizzazione, ritenuta fondamentale per il museo, attraverso svariati stratagemmi mirati ad invogliare la gente a tornare. Una delle strade più comuni, che perseguono i musei, è l’offerta di una vasta gamma di eventi sempre differenti, in modo tale che l’offerta culturale trasmissibile si rinnovi nel tempo; ma si è cercato di sperimentare anche un’altra via, la via economia: distribuendo biglietti omaggio o con riduzione dopo un numero prestabilito di visite; o rendendo membri ufficiali del museo i visitatori più partecipi, godendo di privilegi costanti per ogni evento e iniziativa, svolti dal museo.

Gli oggetti, definiti sociali, all’interno del museo partecipativo ricoprono un ruolo che via via diventa sempre più importante; questi trasportano l’attenzione sulla persona e cercano di suscitare qualcosa nei confronti del fruitore. Infatti si parla di:

  • oggetti personali, in quanto oggetti che tutti possiedono e con i quali è facile fare un collegamento personale-sentimentale, 
  • oggetti attivi, che fungono da punti di riferimento per eventuali discussioni, 
  • oggetti provocatori, che provocano reazioni sicure nei confronti del visitatore, 
  • oggetti relazionali,che implicano nel loro funzionamento relazioni interpersonali, senza le quali l’oggetto non funzionerebbe.

(The Participatory Museum, 2010)

Tutto questo dimostra come l’ istituzione museale stia cambiando; si concentra, maggiormente, sulle tecniche espositive e sugli stratagemmi volti a presentare il museo come luogo adatto alla collettività piuttosto che sulla raccolta di materiale esponibile.

Il visitatore del XXI secolo è un visitatore che ‘pretende’ che la propria esperienza sia la più gratificante possibile, in visione di questo pensiero si sta sempre più affermando una corrente ‘nuova’ nel mondo del design, il Design for All, che per quanto possa essere confusa con il design per l’accessibilità, in realtà si discosta fortemente da quest’ ultima. Design for all è per tutti, come lo stesso nome ci suggerisce, e ha come obiettivo fondante la tutela della dignità umana, facendo del design il mezzo mediante cui tutti siamo uguali; ‘’…non nasce per avvantaggiare qualcuno ma nasce per avvantaggiare tutti.’’ (Design for All, 2009). Questo pensiero si sta sempre più radicando nel mondo del design e sono molti i musei, sopratutto nuovi, che assecondano questa nuova corrente.

In conclusione, è evidente come il museo si stia evolvendo in relazione alla società e alle persone; non si ricerca più un luogo che ti trasmetta le ‘mere’ informazioni culturali, ma un luogo che possa essere vissuto in collettività, che sia culla delle relazioni interpersonali, che dia sfogo alla creatività e all’interesse; un luogo libero dal peso formale che comporta, in parte, ‘presentare’ la cultura. Un’ evoluzione, in parte, tangibile ma che sicuramente si manifesterà meglio con il passare degli anni fino alla formulazione di un nuovo significato della parola museo. Penso che tra qualche decennio l’immaginario di museo, sopratutto per i più piccoli, sarà totalmente diverso dall’immaginario comune che attualmente noi abbiamo rispetto a tale istituzione.

 

                                                                                                                                        Anthony Josuè Favitta

 

 

Bibliografia

 

A. Accolla. 2009. Design for All,il progetto per l’individuo reale. Milano: FrancoAngeli
N. Simon. 2010. The Participatory Museum. Lightning Source Inc

 

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