Partecipazione: così si aggiorna il museo

Negli ultimi venti anni, il pubblico dei musei, delle gallerie e di tutte le istituzioni legate alle arti è notevolmente diminuito e in questo gruppo la maggioranza ha età superiore a quella che è la media nazionale.
Dall’altra parte, sempre più giovani si dedicano ad altre nuove forme di intrattenimento, di apprendimento, di comunicazione e dialogo, ma, tra le loro abitudini, non hanno quella di visitare musei e mostre.

Come può dunque un’istituzione culturale riconnettersi con il pubblico, sviluppare esperienze più coinvolgenti e interessanti per tutti e dimostrare il proprio valore ai nostri giorni?

Invitando le persone ad assumere il ruolo di partecipanti culturali attivi, non di semplici fruitori passivi.

Le nuove generazioni di pubblico si aspettano, proprio come accade sul Web, la possibilità di discutere, commentarecondividere, selezionare ciò che consumano.
Questi punti sono fondamentali affinché il pubblico possa partecipare attivamente con le istituzioni culturali.

Potremmo definire museo partecipativo un luogo in cui i visitatori possono:
  • Creare, ovvero contribuire all’istituzione museale con le proprie idee o artefatti veri e propri;
  • Condividere, discutere e commentare con gli altri riguardo ciò che hanno visto o soprattutto ciò che hanno fatto durante la visita;
  • Connettersi e socializzare con altre persone con cui condividono determinati interessi.

L’obiettivo è dunque quello di avvicinarsi alle aspettative dei fruitori d’oggi per un coinvolgimento attivo facendo in modo di promuovere i valori fondanti dell’istituzione.
Invece di portare a tutti lo stesso contenuto, un museo partecipativo espone contenuti diversi, personalizzati, co-prodotti e sviluppati assieme ai visitatori stessi.

Perchè partecipare?

La strategia della partecipazione, come molte tecniche legate alla progettazione, cerca di risolvere ed affrontare una serie di determinati problemi esistenti e serve dunque a potenziare e migliorare le istituzioni culturali più tradizionali, senza però soppiantarle completamente.
La prima tipologia quindi non deve necessariamente escludere l’altra: l’obiettivo infatti è anche quello di cercare di offrire un’esperienza il più possibile diversificata in modo da essere potenzialmente di interesse per tutte le tipologie di pubblico.

Elementi partecipativi efficaci riescono ad attirare anche coloro che sono molto legati alle piattaforme social, che evitano i musei perché non li considerano luoghi di socializzazione, dinamici o coinvolgenti  e per i quali le attività creative o la connessione sociale sono fondamentali per il coinvolgimento culturale.

Non tutti i visitatori però sono disposti a creare contenuti originali partendo da zero.
Per questo le migliori esperienze partecipative, devono cercare di incanalare la creatività e l’espressione artistica attraverso vincoli ben impostati e strutturati.

I vincoli servono a strutturare l’esperienza creativa, a fare sentire il pubblico a proprio agio anche nel collaborare con gli altri, nell’ottica di un progetto collettivo in cui ogni singolo ha una parte definita.
L’esperienza deve essere supportata da strumenti efficaci. È necessario che esso sia:
  • Chiaro– I partecipanti devono avere ruoli definiti , e sapere in che modo partecipare;
  • Il più possibile flessibile– non tutti i visitatori possiedono le stesse capacità e abilità;
  • Di impatto– l’efficacia dipende anche da quanto esso attiri e interessi il pubblico.

Il punto chiave del design per la partecipazione museale sono le esperienze che incoraggiano e stimolano la socializzazione con e tra il pubblico.

Per fare questo non si può progettare pensando dalla folla gruppo di persone ma utilizzare la strategia del “me-to-we” design: partire dall’esperienza individuale per sviluppare esperienze di coinvolgimento di gruppo.
Questo processo può essere affrontato attraverso cinque livelli sequenziali di interazione tra l’istituzione e il visitatore. Alla base di tutti vi è il contenuto, ciò che cambia è invece come i visitatori interagiscono con il contenuto e soprattutto come esso possa servire per connetterli con altre persone.

  1. Fornire i visitatori dell’accesso ai contenuti a cui sono interessati (anche attraverso strumenti multimediali e Web);
  2. Dare ai visitatori l’opportunità di fare, di esprimere le proprie opinioni e porre domande;
  3. Consentire ai visitatori di vedere dove i loro interessi e le azioni si inseriscono nella più ampia ottica della comunità dell’istituzione;
  4. Connettere i visitatori che condividono gli stessi interessi gli uni con gli altri;
  5. Rendere l’istituzione culturale un vero e proprio luogo sociale, in cui sia possibile fare incontri stimolanti, interessanti e di arricchimento personale.

Le forme di partecipazione sono svariate e sono strettamente legate all’obiettivo che un’istituzione si pone: per questo in primo luogo è necessario definire in quali aspetti il progetto possa portare beneficio.
Alcune tra queste finalità potrebbero essere: attirare nuovo visitatori, raccogliere ed esporre contenuti originali del pubblico, fornire esperienze educative interattive, produrre campagne marketing accattivanti e molte altre.

Non basta quindi che un’attività sia divertente, ma c’è anche bisogno che stimoli le capacità del pubblico, produca materiale che possa essere utile agli altri, soprattutto renda l’istituzione museale un luogo sociale e ne promuova i valori. Questo significa aggiungere valore.
Il  processo creativo del designer deve nascere da queste necessità, qualunque esse siano, e solo così si progetterà uno strumento o una tecnica efficace in grado di produrre un’esperienza partecipativa adatta all’istituzione culturale.

Filippo Fagiani

Bibliografia:

Nina Simon, 2010, The Participatory Museum, Lightning Source Inc

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