Riscopri i musei con la partecipazione

Negli ultimi decenni le istituzione culturali hanno incominciato ad adottare e a sviluppare nuovi modelli di fruizione del patrimonio in modo tale da sperimentare il potenziale narrativo delle proprie collezioni e attirare nuovi pubblici.

Scopo principale di questi nuovi modelli di fruizione è quello di stimolare l’immaginario del visitatore cercando di strutturare uno spazio complesso, articolato e fruibile per parti così che l’esperienza di visita permetta di inventare percorsi, estrapolare informazioni e suggestioni, condividere conoscenza, interagire e connettere.

Significa agire anche sulla dinamica del ricordo (come valorizzazione dell’esperienza di visita) declinando il progetto in tre diverse fasi: “pre-visita” (stimolare la curiosità, alimentare l’aspettativa, informare); “durante la visita” (coinvolgere direttamente, partecipare, far conoscere) e “post-visita” (mantenere il contatto, proseguire anche indirettamente la visita, attivare il dialogo anche con altri visitatori sia tramite social network sia con altri strumenti di comunicazione).

(Raffaella Trocchianesi, 2014)

Si potrebbe definire quindi un museo partecipativo come quell’istituzione culturale in cui il visitatore può creare, condividere e connettersi con tutto ciò che lo circonda.

A differenza dei tradizionali modelli fruitivi in cui il visitatore “consuma” passivamente l’esperienza di visita, i nuovi modelli partecipativi si impegnano a sviluppare un percorso di visita incentrato su diversi aspetti e contenuti multi-direzionali. In questo modo il museo diventa una piattaforma in cui differenti visitatori possono connettersi tra di loro, collaborare per creare nuovi contenuti o semplicemente confrontarsi sull’esperienza appena vissuta. Il visitatore è infatti una componente fondamentale e importantissima nella buona riuscita di un museo partecipativo perché è proprio grazie alla fruizione attiva dei contenuti che il museo può migliorarsi e continuare a svilupparsi; fidarsi della capacità creativa, critica e cognitiva del visitatore vuol dire tener conto fin dall’inizio della possibilità di apportare modifiche all’esperienza usufruibile inizialmente pensata e quindi viene contemplato anche il cambiamento ed evoluzione della mostra stessa.

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Esempio che ben rappresenta questa nuova concezione di museo è “The Human Library”, in cui i visitatori sono invitati a confrontarsi direttamente. Scopo del progetto è infatti quello di far interagire tra loro i diversi fruitori facendoli parlare apertamente riguardo i pregiudizi. Gli organizzatori descrivono “The Human Library” come “strumento per favorire la convivenza pacifica e avvicinare le persone nel rispetto reciproco e attenzione per la dignità umana dell’individuo”. I visitatori possono scegliere in un catalogo lo stereotipo che più interessa e poi parlare per 45 minuti con una persona reale che lo incarna.

In ogni progetto partecipativo sono comunque fondamentali, oltre ai visitatori, sia l’istituzione stessa, il museo, che lo staff. Quest’ultimo infatti ha il compito di accompagnare e affiancare il visitatore nel percorso di visita in modo tale da incoraggiarlo alla partecipazione attiva e all’interazione con gli altri visitatori. In questo modo lo staff è come se diventasse un “visitatore tipo” a cui ispirarsi durante la visita museale e con il quale poter interagire e confrontarsi. Lo staff è infatti in grado di “attivare” gli oggetti esposti, di personalizzare l’esperienza di visita, di iniziare un confronto tra i diversi spettatori, ma soprattutto è anche grazie al loro supporto iniziale che il visitatore si sente invogliato a partecipare durante la visita.

Come ha ben definito Nina Simon, si tratta di delineare un’esperienza del tipo ME-TO-WE in cui l’esperienza individuale del visitatore viene supportata dalla collaborazione generale degli altri partecipanti al fine di creare una nuova e più interessante esperienza per tutti .

(Nina Simon, 2010)

Collaborando dal 1983 al progetto PPSR (Public Participation in Scientific Research), Rick Bonney ha individuato tre differenti tipologie di modelli partecipativi scientifici che però possono altresì ben rispecchiare i nuovi modelli museali.

Essi sono:

  • Contributory Projects, in cui i visitatori sono stimolati a pensare o a interagire con un oggetto durante l’esperienza di visita gestita dal museo.
  • Collaborative Projects, in cui i visitatori sono invitati a collaborare in un processo creativo già iniziato e che verrà concluso dal museo stesso.
  • Co-creative Projects, in cui i visitatori collaborano con i membri dello staff del museo fin dall’inizio per definire l’obiettivo del progetto e per creare un’esposizione sulla base degli interessi dei partecipanti stessi.

A questi se ne potrebbe aggiungere un quarto, Hosted Projects, in cui l’istituzione mette a disposizione una parte delle sue strutture e/o le risorse per presentare esposizioni progettate e realizzate dai visitatori.

(Nina Simon, 2010)

Spesso accade che questi quattro modelli coesistano in un unico museo, in quel caso sta all’abilità dello staff e all’organizzazione del museo il compito di armonizzarli in un percorso che invogli il più possibile i visitatori a parteciparvi.

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Un esempio di museo che combina diverse tecniche di collaborazione è “ The Design Museum” a Kensington High Street, Londra. Ho avuto occasione di visitarlo io stessa nel giorno della sua inaugurazione il 24/11/16 e sono rimasta colpita dalla forte componente partecipativa attorno alla quale è articolato l’intero percorso di visita. In generale tutto il museo, che si sviluppa su tre diversi piani, è interamente pensato per coinvolgere il visitatore sia a livello fisico sia a livello intellettuale ed emotivo. Ciò che mi ha colpito maggiormente è stata un’istallazione-gioco in cui grazie ad oggetti comuni e facilmente reperibili, un tablet e differenti tazze, ho avuto la possibilità di riflettere sul ruolo concreto che il design assume quotidianamente nella vita di tutti. Il tablet e le tazze sono diventate dei veri e propri oggetti sociali che permettono agli utenti di potersi confrontare.

Alessia Ghilardi


Bibliografia:

  • Nina Simon, 2010, The Participatory Museum, Lightning Source Inc
  • Raffaella Trocchianesi, 2014, Design e Narrazioni per il Patrimonio culturale, Maggioli Editore
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