Settis: anche i musei muoiono

Il storico del arte e un grande protagonista della conservazione culturale Salvatore Settis spiega l importanza del museo oggi dicendo che molto spesso tendiamo a dare per scontato che tanto i musei quanto le loro attività (tra cui le mostre) siano istituzioni e/o pratiche socio-culturali la cui esistenza e valenza culturale siano fuori discussione. Bisogna ricordarsi che il museo sia una creazione culturale, e anche molto recente. Ogni istituzione prodotta dalle società umane che ha un inizio in un momento definito nel tempo potrebbe egualmente, prima o poi, avere una fine; in altre parole a una data di nascita di tutte le creazioni culturali, per esempio della poesia epica o della democrazia rappresentativa, corrisponde necessariamente una data potenziale di scadenza. Per questo motivo Settis sottolinea la problematica e il ruolo del museo del 21esimo secolo.

Troppe mostre, troppe mostre vuote di contenuti

Questi stessi punti, confronto e reflessione, sono ugualmente importanti per valutare il difficile equilibrio tra le collezioni permanenti e le politiche delle mostre. Il  fatto è che stiamo facendo troppe mostre, e che per la maggior parte esse sono totalmente prive di contenuti intellettuali, storici, etici e politici; eppure, continuiamo a organizzare mostre ogni settimana, dovunque, indipendentemente dal loro valore intellettuale.quando ci troviamo a confrontarci con difficoltà di budget, dovremmo concentrare al massimo, se non del tutto, le nostre risorse sulle collezioni permanenti, e di conseguenza limitare fortemente l’organizzazione di mostre. Ma tutti sappiamo che, di nuovo, molti rimarcherebbero come le mostre rappresentino un aspetto necessario di ciò che i musei possono offrire, e che la maggior parte dei visitatori sono in media più attratti dalle mostre che dalle collezioni permanenti.

Mostre e musei servono a farci ragionare

La funzione delle mostre d’arte, che, come per i musei, dovrebbe essere quella di farci ragionare sull’arte e sulla cultura del passato, allo scopo di trarre da esse idee ed energie per il nostro presente e il nostro futuro. Arte e cultura, in questa concezione, riguardano prima di tutto la cittadinanza, cioè la piena consapevolezza della nostra memoria culturale collettiva come ingrediente fondamentale della democrazia (questo è, d’altronde, il messaggio base della Costituzione italiana e del ruolo che essa assegna al patrimonio culturale). A questo riguardo, una mostra di un solo dipinto (o statua), come accade sempre più spesso, dovrebbe in generale essere evitata, perché non offre alcun confronto, ma eleva artificialmente una singola opera d’arte al rango di «icona», tendenzialmente svuotata di contenuti storici ed etici.

Ma le città non sono musei

L importante è ricordarsi della crisi dello status del patrimonio culturale: la sua «istituzionalizzazione», cioè l’idea che si tratti di qualcosa di separato dal resto del mondo dell’arte, o della «vita normale». Segnali di questo processo sono la musealizzazione di qualsiasi manufatto di valore, e la trasformazione (percettiva, se non legale) di chiese, palazzi, edifici vari e persino strade intere o ampie zone cittadine in esposizioni di tipo «museale». In alcuni casi perfino intere città, come Venezia o Firenze, vengono definite «città-museo». Ma le città non sono musei: la vera questione è come fare dei musei un elemento dinamico, essenziale del tessuto urbano, e come fare che ciò accada sia nelle piccole città che nelle grandi.

Bibliografia:

http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2014/7/120601.html

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