Alfonso Vinci, il filosofo della montagna

« L’esplorazione più difficile, ma anche la più redditizia rimane sempre l’esplorazione di sé stesso. » (Alfonso Vinci, Appunti dai taccuini della Spedizione Shiriana, 1954)
Alfonso Vinci è nato nel dicembre del 1915 a Pilasco, in Valtellina, e per diversi anni abitò a Como, dove la famiglia si trasferì quando il padre siciliano (Calogero Vinci) avviò un’attività come elettricista. Conseguita la maturità classica, nel 1933 Alfonso Vinci si trasferì a Milano dove si iscrisse alla facoltà di Lettere, dove studiò Filosofia. Si iscrisse poi alla facoltà di Scienze Naturali e si laureò con la specializzazione in Geologia nel 1940
Durante gli anni universitari fu molto intensa la sua l’attività alpinistica e fu allievo di Riccardo Cassin, uno dei più forti alpinisti del ‘900 (che lo ricordava così: “Era il migliore de quii de Com, aveva determinazione e una forza fisica non comune…..” ). Nel 1937 fu chiamato nell’esercito e frequentò come allievo ufficiale la Scuola militare di alpinismo di Aosta. Poi continuò gli studi universitari e l’attività alpinistica. Le vie più importanti aperte nelle Alpi furono realizzate dal 1936 al 1939, poi la sua attività fu interrotta dal richiamo alle armi. La sua via sicuramente più conosciuta e ripetuta (oggi una via classica) è lo Spigolo Vinci al Cengalo, uno spigolo aereo di 350 m su splendida roccia granodioritica. Nel 1939, la salita della remota parete nord ovest del monte Agnér in Dolomiti (alta 1300 m e allora ancora inviolata), gli varrà la Medaglia d’oro al valore atletico
Aderisce alla Resistenza ed è conosciuto come “Bill”, il leggendario capo partigiano della divisione valtellinese delle Brigate Garibaldi. Subito dopo la guerra si imbarca, con in tasca un biglietto di sola andata per il sud America. “Per cercare fortuna”. In realtà, attratto dalle infinite occasioni di conoscenza e di avventura che quel continente offriva. 
Inizia così una serie incredibile di viaggi e spedizioni esplorative che lo condurranno in giro per il mondo per quasi tutta la sua vita spinto dall’insaziabile desiderio di scoperta, di conoscenza e di movimento. Abilissimo cercatore di diamanti nella giungla venezuelana, dove grazie alle sue competenze di geologo seppe individuare uno dei più grandi giacimenti diamantiferi di tutto il SudAmerica; esploratore nella foresta amazzonica, dove risalendo il corso dell’Orinoco potè studiare i costumi degli indios Yanoama, mai prima raggiunti dall’uomo occidentale, raccontati nel bellissimo libro “Samatari”. Di nuovo alpinista, con la realizzazione di molte ascensioni e della prima traversata transandina, scalando le cime principali della Cordillera dal Venezuela al Perù attraverso Colombia e Ecuador. Traduttore dal castigliano antico, insegnante universitario, consulente di compagnie minerarie, idroelettriche, petrolifere e di grandi costruzioni in tutto il mondo, dal Sud America all’Africa all’Asia. E infine scrittore, con una dozzina di libri tra saggi e romanzi, basati sulle sue esperienze ed avventure. Tutto questo fa di Alfonso Vinci un personaggio straordinario, emblematica figura di un italiano intraprendente, indipendente e coraggioso, uomo di azione ma anche di grande cultura, che dai lontani e “spensierati” anni cinquanta ci trasmette spunti interessanti di riflessione.
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