Passeggiata nella montagna

Scoprire le Alpi in città

Il Museo della scienza di Trento, meglio conosciuto come MUSE, presenta una serie di esposizioni che indagano le origini del paesaggio alpino, dei primi uomini che lo abitarono, la sua flora e la sua fauna.

Il museo è frequentato da un pubblico di vario genere, ma si può distinguere la netta maggioranza di famiglie con bambini, che sono immediatamente seguite dalla categoria dei pensionati.

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Esso si articola in sei piani ai quali si aggiungono la terrazza e il giardino. Questi si sovrappongono in modo tale che mano a mano che si procede verso l’alto lo spazio espositivo si restringe, ricreando quindi, anche nella struttura, la morfologia di una montagna. Questa logica sembra essere ripresa anche nella scelta delle tematiche affidate a ciascun piano. Nei livelli più bassi si affrontano infatti gli argomenti riguardanti il mondo sotterraneo dei fossili e della preistoria. Salendo si segue un percorso che fuoriesce dalla terra e procede nella scalata passando attraverso la dimensione dei primi abitanti delle Alpi, della miniera e geologia, della natura alpina, fino ad arrivare alle cime dei ghiacciai, che sono appunto collocati nel livello più alto dell’edificio stesso. Questa ascesa ha anche una connotazione cronologica: alla base si trovano le testimonianze delle prime forme di vita, si procede attraverso la preistoria alpina, giungendo infine ad avere un vero e proprio confronto tra le moderne e tecnologiche attrezzature da montagna e quelle risalenti al novecento.

 

A ciascun piano corrisponde uno specifico colore che sembra essere scelto in relazione al tema affrontato: quello dei ghiacciai, ad esempio, ha insegne blu, mentre sono verdi quelle che riguardano la flora e la fauna alpina. L’impostazione espositiva è inoltre mantenuta pressoché invariata in ciascuno di essi. Ne è una dimostrazione il fatto che in ognuno, in aree corrispondenti, sono collocate delle citazioni in lingue diverse a seconda del piano e per le quali sono utilizzati pannelli con la stessa grafica.

La coerenza complessiva con l’argomento si ritrova anche nei materiali utilizzati per le strutture espositive. È infatti evidente il principale impiego del legno, riferimento ai boschi, e del vetro, che nella sua freddezza al tatto e trasparenza rimanda ai ghiacci.

Le tecniche di comunicazione ed esposizione sono varie e molte di esse prevedono la partecipazione attiva del visitatore. Nel complesso, dei pannelli di vetro riportano le informazioni essenziali attraverso una grafica intuitiva e di facile comprensione. In alcuni casi queste strutture scandiscono esse stesse lo spazio. Nella sezione dedicata alla fauna, ad esempio, esse sono posizionate in modo da creare un labirinto, un percorso alla scoperta degli animali che vivono nei boschi.

Un altro metodo utilizzato è quello di disporre gli oggetti su piani orizzontali a vari livelli: dai tavoli fuoriescono dei riquadri sui quali sono collocati gli elementi di maggiore importanza. È proprio questa posizione che induce il visitatore a soffermarsi su di essi e che dà una gerarchia alla materia esposta.

Riproduzione digitale ed analogica sono entrambe presenti. Di grancofde impatto è infatti la presenza di ghiaccio vero, in un luogo chiuso, che simula l’andamento e la visuale di un ghiacciaio. Questo tema è riproposto digitalmente attraverso un video proiettato su dei grandi teli che mostra le vette montuose nelle condizioni opposte di luce e ombra, sole e nuvole, giorno e notte, estate e inverno. Sono poi ricostruiti gli animali della montagna a grandezza naturale; i loro comportamenti e le loro abitudini vengono comunicati mediante schermi o touch screen anche interattivi, come quello di simulazione della migrazione degli uccelli. I plastici non presentano solo riduzioni ma anche ingrandimenti, in un percorso che indaga la montagna e la natura dal generale al particolare e viceversa. Questo si può vedere ad esempio nel soffermarsi simultaneo sull’intero ghiacciaio e sul principio di riflessione della forma del fiocco di neve (anche per quest’ultimo c’è possibilità di sperimentazione diretta o digitale).

Un altro tipo di approccio espositivo adottato è quello che associa in modo logico degli elementi apparentemente appartenenti a contesti differenti. Ne è un esempio l’area che mette in relazione le tipologie di minerali e gli strumenti tradizionali con essi realizzati, facendo riferimento a precise aree del territorio, e ai quali a loro volta sono associati oggetti contemporanei.cof

Nel complesso l’esposizione mira ad una particolare interazione col visitatore sia permettendo di sperimentare, specialmente rivolgendosi ai bambini, le leggi della fisica che stanno dietro ai possibili fenomeni della montagna, sia mediante dei veri e propri laboratori organizzati. L’unico carattere che si può definire discutibile da questo punto di vista è che sembra piuttosto complicato il coinvolgimento delle persone disabili in quanto spazi ristretti da attraversare od oggetti posizionati troppo in alto costituiscono un ostacolo.

Se si volessero quindi riassumere in una sola parola quelle che sono le tecniche di comunicazione proposte dal museo questa sarebbe di sicuro “interattività” e, se essa viene considerata in relazione all’affluenza all’esposizione, la si può ritenere un metodo efficace.

Chiara Mancon

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