Museo Archeologico della Pietra Ollare del Parco Nazionale della Val Grande, Malesco

Ospitato nel Palazzo Pretorio del XV sec. a Malesco (VB), il Museo Archeologico della pietra ollare, traccia la più antica storia dello sfruttamento di questo minerale nel territorio dell’Ecomuseo “ ed leuzerie e di scherpelit” (Ecomuseo della pietra ollare e degli scalpellini) promosso dal comune di Malesco , in collaborazione con la Sopraintendenza per i beni Archeologici del Piemonte.

Si tratta, oltre che della locazione del museo, anche di un edificio con un valore storico e sociale per l’intera comunità locale, dal bambino all’anziano, e si evince da altre funzioni aggregative che si svolgono all’interno delle sale del museo, quali attività di gruppo ludico-didattiche per bambini, (non necessariamente collegate alla mostra in sé), concerti, (nel mese di Novembre si è tenuto un concerto di musica barocca tenuto dai solisti della Cappella Musicale del Sacro Monte Calvario), presentazioni di tesi di laurea di giovani del territorio,attività legate alla conoscenza della storia e del folklore locali, e tante altre ancora.

Il relatore del’esposizione museale è stato il Geom. Giorgio Cavalli, mentre la curatela è stata affidata all’ Arch. Laura Minacci.

Il percorso del museo coniuga archeologia ed etnografia attraverso una particolare lettura dei rinvenimenti archeologici che evidenzia gli strumenti del lavoro quotidiano ad i prodotti dell’abilità degli antichi scalpellini locali.

Le sale introducono all’argomento delineando, tramite cartografia e reperti, i luoghi e le tecniche di estrazione della pietra ollare, i metodi di lavorazione ed i manufatti  tradizionali, oltre ad un importante servizio didattico per le scuole che offre la possibilità attraverso una postazione tattile di conoscere sensorialmente le varietà della pietra ollare. Nel cuore del museo le testimonianze, che partono dalla preistoria e si fanno particolarmente ricche per l’epoca romana, danno la misura del progressivo dominio dell’uomo sulla natura e sulle risorse della valle, di cui lo sfruttamento dei giacimenti di questa pietra costituisce elemento cardinale di una floridezza economica mantenuta fino all’età romana.

Non si tratta dunque né di un museo unicamente etnografico,destinato solo ad illustrare le lavorazioni della pietra, né di un museo soltanto archeologico, ma i due aspetti si compenetrano.

Il percorso museale si apre al primo piano dove si accede attraverso a delle scale esterne alla biglietteria-book-shop;  da qui  percorrendo il museo troviamo una sala situata a sinistra, che originariamente accoglieva la sala riunioni del  palazzo pretorio, due piccole sale a destra e frontalmente si arriva alla sala fulcro del museo1.jpg

Il tema dell’allestimento museale è : “Lungo l’antica via delle “leuzerie”.

Questa sala intende offrire una panoramica archeologica della presenza e dell’utilizzo della pietra ollare in Valle Vigezzo, presentando una serie di contesti e materiali significativi della necropoli di Craveggia e della collezione di Don Cleto Barera, comprendente oggetti da Malesco, Toceno,  Re,  Santa Maria Maggiore.

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31Per quanto concerne le caratteristiche tecniche delle teche , esse sono costituite da una struttura portante realizzata con lastre di pietra ollare incastrate tra loro e da una chiusura in cristallo fissato su leggero telaio metallico.

Vi sono quattro teche a parete con vetrine a forma di prisma a base rettangolare ed una centrale cubica.

Le prime sono ubicate contro i muri perimetrali;  sono dotate di due sportelli laterali in vetro, con sistema di chiusura a chiave.

La seconda è ubicata invece in posizione centrale nella sala; è completamente rivestita di cristallo, e grazie alla forma cubica, consente la vista degli oggetti esposti da tutte le angolazioni.DSC_5832.JPGDue delle quattro facce parietali verticali contrapposte sono montate su cerniera fungendo da sportello per interventi di pulizia e manutenzione, e l’apertura, viste le dimensioni, è agevolata da una ruota fissata alla base invisibili a vetrina chiusa grazie a un sistema di montaggio che ne consente la scomparsa all’interno di apposite nicchie poste nella base in pietra.

Gli elementi strutturali in sasso sono stati dimensionati secondo una serie di misure armoniche ricavata dalle tabelle dell’architetto Le Corbusier (serie azzurra).

Per quanto concerne i supporti degli oggetti di esposizione, vi si fa ricorso a dei supporti in plexiglass trasparente sagomati in base alle esigenze di ogni singolo pezzo.

35.jpgSecondo il mio parere potrebbe essere una buona soluzione in quanto questo metodo di supporto non implica la presunzione di fungere da elemento sostitutivo  di eventuali pezzi mancanti dei reperti stessi ma semplicemente ha funzione di supporto espositivo

I supporti didattici inseriti sono: una serie di cinque pannelli ove sono trattati i seguenti temi, secondo una successione definita in base ai materiali esposti nelle vetrine:

  • Presentazione di contesti vigezzini
  • tecniche di lavorazione ed i manufatti in pietra ollare.
  • strumenti di lavoro e attività quotidiane..
  • Segni di ricchezza: beni di pregio e commerci.
  • Gli ornamenti e l’abbigliamento.

29.jpgAccanto a questo pannello, vi è una nicchia lungo la parete, nella quale vi è un installazione raffigurante una sagoma umana in lamiera d’acciaio stirata con indicazione grafica del posizionamento degli elementi del costume.

Per quanto riguarda l’illuminazione della sala espositiva, è presente una serie di lampade  alogene installate sopra una struttura metallica tubolare che percorre in lungo la sala e che permette la direzione del fascio luminoso delle lampade stesse e quindi il controllo della luce.

30.jpgÈ importante preservare l’aspetto archeologico ed etnografico dei materiali propri della tradizione locali, e attraverso le tecniche di illuminazione, la tecnologia delle teche, la tecnica espositiva e soprattutto l’attenzione al contesto architettonico, questo concetto è stato capace di arrivare al fruitore della mostra.

L’unica nota negativa che ho potuto constatare, è stata la decisione di esporre alcuni oggetti in un angolo della sala museale, decisione che stona con l’importanza data alle teche espositive, che presentano un tema forte e molto armonioso, formalmente ed esteticamente riuscito.DSC_5832 part.jpg

Delia Ferraris

 

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