Museo della Valle,

Museo Della Valle di Zogno è una Fondazione costituita intorno agli anni ’70. Assume la denominazione di Fondazione Polli-Stoppani Onlus e non ha finalità di lucro, ma bensì lo scopo educativo e culturale di conservare oggetti riguardanti costumi, usi e tradizioni popolari della Valle Brembana. L’idea di fondare un Museo etnografico a Zogno nasce da Vittorio Polli nel 1969. Da questa idea partirà poi il filo conduttore che percorre tutto il Museo Della Valle.

DSCN7543.JPGFoto Museo della Valle, facciata principale sul centro alla cittadina

Il Museo presenta due collezioni diverse, una etnografica gestita personalmente dal fondatore e l’altra più recente che, invece, raccoglie ritrovamenti fossili e reperti archeologici. La collezione etnografica è disposta in dodici piccole sale, disposte su 3 livelli diversi. Ogni sala presenta una tematica differente dalle altre, si può trovare la sala dell’agricoltura, quella della cucina, quella della camera da letto o anche la sala degli arnesi domestici e da lavoro. Il percorso etnografico è segnato da un elemento comune a cui il fondatore è molto legato: gli oggetti che hanno accompagnato l’uomo nella sua vita quotidiana. All’entrata di ogni sala sono riportate le parole di Vittorio Polli:

“Per intendere il valore e il senso degli oggetti, perché non restino soltanto forme da inghiottire con gli occhi, bisogna legarli all’anima di un uomo: quello che li ha costruiti, quello che li ha maneggiati, oppure quello che li ha serbati nel tempo inconsapevole custode di reliquie. Saranno così nuovamente vivi nel nostro spirito, riavranno un loro volto e le loro mani, per tagliare, limare, battere e costruire.”

Grazie a queste parole si vive a pieno il senso della scelta degli oggetti esposti e soprattutto i visitatori possono apprendere quanto sia importante ricordare e amare la vita e l’opera della gente dalla quale discendono.

IMG_0430.JPGEsempio di alcune teche presenti nel Museo, usate per la parte etnografica

Nella seconda parte del Museo possiamo trovare una collezione differente, divisa in due sezioni: la prima riguarda la paleontologia e la seconda l’archeologia.
La sezione di Paleontologia è quella più recente, in mostra da qualche anno, grazie all’approvazione della Sovraintendenza alle antichità della Regione Lombardia che ha dato la possibilità di esporre il materiale trovato in 10 anni di ricerche. Si possono osservare una serie di vetrine che mostrano reperti fossili: sia specie animali che vegetali, con tanto di spiegazione e immagini.
Nella successiva sala troviamo un allestimento che punta invece sull’esposizione dei reperti archeologici. Questi ultimi riguardano un lasso di tempo che parte dal Neolitico Antico fino all’Età del Ferro. Questi reperti, testimoniano dunque la presenza dell’uomo nella Valle Brembana già in epoche remotissime.

IMG_0311.JPGPannelli che si trovano all’inizio della sezione di Paleontologia

IMG_0358.JPGSezioni Archeologia, teche con presentazione oggetti e pannelli descrittivi al di sopra

Per quanta riguarda gli apparati comunicativi troviamo una forte differenza tra la sezione etnografica e quella archeologica.
La prima non presenta alcun tipo di supporto grafico per comunicare gli oggetti in mostra, infatti sono allestite solo delle vetrine e dei tavoli con utensili e arnesi, ma senza alcun tipo di spiegazione in merito. L’unica comunicazione che viene fornita è quella del numero della sala e della tipologia corrispondente. Come già detto in precedenza, il fondatore ha esplicitamente omesso qualsiasi tipo di racconto e di spiegazione, proprio per permettere al fruitore di vivere in maniera più intima possibile l’opera in mostra, senza alcun condizionamento esterno dato da pannelli informativi o didascalie descrittive. Nel caso in cui un visitatore voglia conoscere in maniera più precisa e dettagliata i prodotti della collezione, può acquistare una guida della visita, che racconta e spiega alcuni oggetti significativi per ogni sala. La guida è stata curata da Vittorio Polli stesso e regala un valore aggiunto alla mostra.

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Esempio apparato comunicativo nullo nella parte Etnografica

La sezione di archeologia e di paleontologia invece è stata articolata in maniera completamente diversa. Innanzitutto troviamo un percorso cronologico ben eseguito: l’utilizzo di schemi info-grafici ha permesso una comprensione maggiore dei temi trattati e grazie all’uso dei colori, la scansione temporale dei singoli periodi storici regala all’apparato comunicativo una corretta identificazione. In questo settore del Museo si individua indiscutibilmente un grande lavoro di ricerca, sia per la vastità di materiale trovato e catalogato, sia per la modalità nel raccontare questa parte di collezione che presenta frammenti e particelle di ipotetici arnesi e/o strumenti utilizzati migliaia e migliaia di anni fa.

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Esempio apparato comunicativo della sezione di Paleontologia e Archeologia

Il Museo della Valle nasce come museo etnografico, ma, con la presenza di questa nuova parte archeologica in sviluppo, probabilmente potrà imboccare anche una strada diversa e classificarsi in futuro come museo archeologico. Sicuramente la tipologia di target che meglio rispecchia questo museo e la sua collezione è quella degli studenti e delle famiglie che visitano l’esposizione con lo scopo di educare e di arricchire il proprio bagaglio culturale.
Molto interessante è la ricerca di attrarre anche il pubblico che meno si avvicinerebbe a questa realtà. Attraverso l’uso dei social (in particolare Facebook), il museo propone una serie di convegni, incontri e seminari riguardanti i più svariati argomenti (da quelli a tema storico, fino a quelli di carattere più naturalistico), essi fungono da pretesto per riunire, innanzitutto, la comunità locale, e riuscire ad attirare anche turisti o possibili visitatori stranieri.

Claudia Carioni, Gruppo 02

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