UNO SGUARDO SULLE ALPI

Il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” ubicato a Torino sul Monte dei Cappuccini nasce nel 1874 dall’idea dei primi soci del CAI di creare un luogo in cui raccontare la montagna in varie declinazioni e come punto di osservazione delle Alpi grazie all’osservatorio posto sulla terrazza dotato di cannocchiale mobile. Dopo varie ristrutturazione negli anni successivi nel 1981 fu inaugurato il nuovo e attuale Museo composto da sale espositive permanenti e temporanee a cui sono state aggiunte nel tempo un’area documentazione e un’area incontri. I vari livelli del museo sono stati resi accessibili per mezzo di un ascensore che arriva fino alla terrazza panoramica esterna che vuole ricordare l’originaria essenza del museo nato come punto di osservazione delle montagne.

Il Museo si rivolge principalmente ad un target mediamente adulto che potremmo collocare tra l’Explorer (Falk, John Howard. 2009) figura interessata all’argomento e che ama approfondire le sue conoscenze. Il target potrebbe essere inoltre molto vicino a quello che viene spinto da motivazioni fondate su un coinvolgimento più leggero ed in particolare figure che posso partecipare ad una gita turistica organizzata che include la visita al museo o per accompagnare parenti e/o amici (Bollo, Alessandro. 2008). Possiamo ancora classificare il pubblico interessato a questa tipologia di museo come un Urban arts ecletic figura che ama fare nuove esperienze attraverso viaggi o ancora un Traditional culture vultures, amante della cultura che, in maggioranza, già in pensione ha tempo da dedicare ai propri molteplici interessi (Arts Council England. 2008).

Per ciò che concerne la comunicazione pre-visita del Museo avviene tramite il sito internet del museo che racconta la propria storia e composizione interna dando inoltre informazioni utili riguardo alla visita. Interessante la sezione dell’Area Documentazione in cui viene mostrata una selezione di 600 fotografie estratte dalla Fototeca del museo; 650 manifesti e materiali promozionali di film rarissimi ambientati in alta quota inseriti all’interno del Fondo Documentazione Cinema e ancora i 900 esempi più rappresentativi del Fondo Iconografia dedicato alle collezioni iconografiche di vario genere relative al tema alpino. La sezione Cineteca permette invece di consultare il database che comprende titoli e info di numerose pellicole dedicate all’alpinismo di cui si possono visualizzare brevi spezzoni.

All’interno del museo la Comunicazione della collezione viene veicolata da pannelli numerati che indicano e descrivono i diversi percorsi tematici. Nelle diverse zone i vari elementi esposti vengono descritti da didascalie brevi ed esaustive in lingua italiana ed inglese. Elemento che migliora e rende più interessante la comunicazione dei contenuti museali sono i video trasmessi in vari schermi collocati in ogni sala che grazie alla narrazione di un attore che racconta la propria storia intrecciata a quella delle Alpi usando gli elementi allestiti nelle varie zone come punto di partenza per il proprio racconto.

Come detto in precedenza il Museo consta un allestimento permanente sviluppato nel piano terra e nel primo piano. Il tema Alpino attraversa trasversalmente altri temi che aiutano a descriverlo e coglierne sfaccettature nascoste. In tal maniera si identificano 8 Aree sviluppate nei 2 piani.

Al primo piano troviamo l’Area 1 Dal Mistero alla Civiltà in cui viene raccontata la montagna in tempi remoti che pur ostile e piena di pericoli non è riuscita a fermare l’affermarsi di una civiltà alpina che ha coltivato il senso del bello come dimostrano i numerosi oggetti intagliati dal legno e gli attrezzi che servivano a realizzarli e ancora statuette tipiche della sacralità dell’Alto Adige che ci mostra l’indole religiosa e speranzosa della gente alpina.

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L’Area 2 Comunicazioni pone l’accento su come le catene montuose possano considerarsi barriera o cerniera tra i popoli soffermandosi sul ruolo del Moncenisio raccontato grazie a dipinti e modelli in scala, come un corridoio europeo ad opera napoleonica. Questa connotazione di cerniera venne accentuata con l’avvento dell’automobile e con i tunnel che portano la montagna molto più vicina alla città.

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L’Area 3 Turismo e Alpinismo ci mostra come il turismo nasce contemporaneamente all’alpinismo sviluppatosi nel 700.  In questa sezione si possono vedere e toccare con mano un bivacco, tipico ricovero di fortuna per chi è intenzionato a scalare le Alpi. E ancora un’evoluzione storica di attrezzature e strumenti utili per l’arrampicata.

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L’Area 4 Club Alpino Italiano racconta la nascita del Club Alpino fondato nel 1863 da Quinto Sella che dopo aver scalato il Monviso fonda il Club e da allora il CAI cerca di far conoscere la montagna ai giovani e divulgare i valori dell’alpinismo unita alla ricerca scientifica per svelare i misteri delle Alpi.

Al secondo piano troviamo l’Area 5 Alpinismo Invernale che grazie ad un modello in scala e a riproduzioni di fauna alpina ci racconta del Parco Nazionale del Gran Paradiso nato nel 1922. Grazie alla riproduzione di una montagna ghiacciata viene mostrata l’evoluzione dei bastoni ferrati e picozze usati tipicamente dagli alpinisti, mentre pannelli fotografici e didascalie mostrano il cambiamento materico di indumenti e scarponi.

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L’Area 6 Sci e sport invernali ci racconta come alla fine dell’800 viene introdotta in Italia la pratica dei “pattini da neve”, a cominciare dalle nevi della collina torinese, arrivando sui monti dell’alta Valle di Susa. In questa sezione possiamo vedere il mutamento e l’evoluzione dello sci da quello tradizionale scandinavo a quelli più moderni.

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L’Area 7 Montagna extra europea narra di come nel 900 ebbe inizio la scoperta delle montagne extraeuropee e di come dagli accampamenti di metà 900 si passò alle veloci spedizioni in stile alpino possibili grazie a tende superleggere servite per la scalata dei quattordici ottomila di Himalaya e Karakorum tre delle quali esposte nell’area suddetta.

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Molto suggestive sono le foto di Vittorio Stella, ottimo alpinista e grande fotografo. Grazie ad un sistema di oblò muniti di lenti d’ingrandimento poste davanti ciascuna foto sembra quasi di essere inghiottito dalle catene montuose.

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L’Area 8 Sviluppo Sostenibile sensibilizza ad uno sviluppo sostenibile, l’unica via per garantire un futuro alle Alpi dopo gli eccessi dell’industria del turismo di 800 e 900 che hanno scardinato l’antico equilibrio tra natura e cultura.

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Il percorso di visita si conclude sulla terrazza in cui il racconto della montagna passa da un livello narrativo ad uno visivo potendo osservare i 400 chilometri di Alpi che offre il panorama.

All’interno del museo sono anche presenti delle mostre temporanee allestite nell’ampio spazio del seminterrato e in un’altra area minore che si trova al piano terra dove vengono esposte a rotazione le collezioni del Museo conservate negli archivi. Al momento troviamo al piano terra l’allestimento su Piero Ghiglione, padre dello sci in Italia ma anche alpinista, fotografo, scrittore e giornalista. Molto interessante l’espediente del “giornale di mostra” ovvero un piccolo quotidiano, offerto gratuitamente al pubblico all’ingresso del museo, con immagini e approfondimenti utili per conoscere meglio la figura di Ghiglione.

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Il Museo offre inoltre una Sezione didattica rivolta alle Scuole che propone percorsi ludico educativi che permette ai ragazzi di entrare in contatto con le collezioni e acquisire conoscenza del patrimonio culturale che contraddistingue la città.

Il museo ha sicuramente una grande forza storica denotata dalla moltitudini di beni esposti o conservati in archivio conservati negli anni. Il metodo espositivo è prettamente tradizionale con beni materiali esposti nei vari locali del museo. Benché il percorso sia numerato, cercando di seguire un filone narrativo che conduca il visitatore, gli spazi aperti dei locali, possono creare confusione e disorientamento. L’esperienza del visitatore a tratti pura e semplice osservazione degli oggetti viene resa più interessante dalla guida video che racconta i vari ambienti ma che può risultare, area dopo area, un po’ ripetitiva e lunga con i tempi. Ammirabile l’intenzione di ampliare il target del museo grazie alla Sezione Didattica rivolta alle scuole ma si potrebbe cercare di rivolgere l’offerta museale a bambini anche non inseriti in un contesto scolastico proponendo attività più adattate ad un pubblico più giovane.

Bibliografia:

Bollo, Alessandro. 2008. «Nuovi scenari e vecchie liturgie del consumo culturale. Che cosa accade e perché è così difficile prevedere il presente». In L’arte dello spettatore: il pubblico della cultura tra bisogni, consumi e tendenze, di Francesco De Biase. Pagine 143–55. Milano: Franco Angeli.

Falk, John Howard. 2009. Identity and the Museum Visitor Experience. Left Coast Press.

Sitografia:

http://www.artscouncil.org.uk/publication_archive/arts-audiences-insight.

http://www.museomontagna.org/

 

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