Le Alpi raccontate nella Fortezza

Le Alpi: grandi cattedrali della terra, con i loro cancelli di roccia, pavimenti di nuvole, cori di torrenti e di pietre, altari di neve e volte di porpora attraversate da una seminagione di stelle.

(J. Ruskim)

Sul finire delle due coste montane che costituiscono la valle della Dora Batea (la Val d’Aosta) si staglia candida la Fortezza di Bard. Seppur i primi insediamenti costruiti risalgono al periodo preromano, la costruzione attuale risale a un progetto di rifacimento datato 1827 e ha come committenti la famiglia dei Savoia. Infatti, dopo una storia duratura nei millenni, il Forte fu raso al suolo dopo i tre mesi di assedio del maggio-giugno 1800, su comando di Napoleone Bonaparte stesso. L’acquisizione da parte della Regione negli anni ’90 ha portato al piano di recupero, che, dopo sedici anni di lavori di ristrutturazione, ha permesso al Forte di aprire le sue porte nel 2006. L’associazione che lo gestisce si è mostrata in grado di tessere una rete di partnership che spaziano dagli sponsor delle mostre ad attività affiliate che gestiscono diversi alberghi, un ristorante, un caffè e alcuni negozi di artigianato locale. Nel complesso la struttura ospita tre mostre fisse che sono dislocate sui quattro livelli altimetrici delle costruzioni, accessibili attraverso il percorso storico panoramico o tramite una serie di ascensori che scorrono esternamente per permettere al visitatore di godere la vista su tutta la valle.

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Il fattore forse più interessante di questo sito è la grande ampiezza di target a cui è rivolto: la maggioranza delle persone accompagna i propri bambini, interessati per la mostra Marvel, riguardante il recente e illustre film, situata tra le Opere del castello. Questo fattore di interesse non limita però il visitatore in quella ala, ma lo coinvolge fino nel cuore della Rocca a visitare anche le altre esposizioni. In particolare il Forte di Bard ospita due allestimenti permanenti e molto ben organizzati, destinati allo studio delle Alpi: uno rivolto ai giovani (“le Alpi dei ragazzi”) e uno agli adulti (“museo delle Alpi”). Con 3600 metri quadrati di sale espositive e oltre cinquecento maestranze coinvolte, le esperienze di visita sono appaganti per molte tipologie di visitatore in quanto sono studiate nei dettagli sia riguardo l’allestimento che nella modalità di coinvolgimento. Si tratta di un percorso circolare, con lo scopo di far appassionare al tema chiunque varchi le soglie, ed è molto semplice da capire grazie ai molti accostamenti di spiegazione audio o visiva immediata.

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Anche se l’allestimento degli ambienti della fortezza è molto variato rispetto all’originale, dovuto ad una costruzione di interni con doppie pareti, cartongessi e pavimenti rialzati, al visitatore della mostra non appare evidente in quanto è sublime l’intervento di sistemi multimediali e non, permettendo la scoperta della realtà alpina. La Montagna è l’Altitudine, la Montagna è “tre mesi di freddo e nove di gelo”, fino addirittura al “volo d’aquila: dalla cima del monte Bianco al forte di Bard” sono sezioni dell’allestimento che consentono, attraverso collegamenti a schermi e video aerei, la rivelazione di quanto sia spettacolare questo luogo geografico.

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Più che per il percorso museale in sé, gli aspetti interessanti si identificano in alcuni particolari dispositivi interattivi. I due più rappresentativi sono: nella sala riguardante il clima, un pannello multi-touch collegato con dei proiettori, mentre, nella sala relativa all’aspetto geografico e demografico, alcuni particolari schermi calpestabili. In particolare il primo consiste in una piantana multimediale interattiva con diversi menù riguardanti la frequenza dei regimi di pioggia e caldo/freddo nel contesto alpino. L’elemento originale è che le informazioni sono visualizzate direttamente tramite una proiezione su di un plastico, in modo da rendere immediata la comprensione. Mentre il secondo identifica una sala sul cui pavimento è rappresentata una cartina fisica delle alpi; nella zona di località di grande interesse il pavimento è sostituito da uno schermo con sensori sensibili alla pressione, in modo tale da mostrare immagini reali rilevate attraverso i satelliti.Nel complesso, forse a causa dei lavori improntati all’apertura nel 2017 di due nuove mostre permanenti, oggi è presente un considerevole staticità nel non voler rinnovare alcuni attributi: come le esperienze degli esperti riprodotti in loop, il carattere delle didascalie e soprattutto l’uso della lingua unica (italiano), che limita molto la comprensibilità universale.

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L’ultima sala è allestita con dei teli rotanti appesi, su cui vengono proiettate scene di montagna incontaminata, contrapposte ad altre di affollamento sciistico: tutto è bianco e, dopo tante sale di rappresentazioni statiche, l’atmosfera trasportante ravviva la mente. La fine della visita è qualificata dall’ultima e più interessante provocazione: le Alpi corrono sia il rischio di diventare il museo di sé stesse, che ridursi a parco giochi per il piacere dei turisti. Tutto ciò permette al visitatore di terminare l’esperienza con un dubbio ricorrente nella sua immaginazione: “potrò mai essere quella persona capace di rilanciare la vita della montagna?”.

Luca Ghezzi

http://www.fortedibard.it

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