Alfredo Corti

Lo scienziato e alpinista Alfredo Corti è il maggiore descrittore ed esploratore dei monti valtellinesi. Socio del CAI Valtellinese dal 1898, nel 1900 iniziò a esplorare i gruppi montuosi della Valtellina, studiandoli metodicamente e intensamente per oltre mezzo secolo; egli aprì un notevole numero di vie nuove nei Gruppi del Bernina, del Disgrazia, dell’Adamello e nelle Alpi Orobie. La sua attività alpinistica spaziò dalle grandi vette del Bernina fino a gruppi meno conosciuti, come i monti della Val Grosina e delle Alpi Orobie. Egli fu ideatore della Capanna Marco e Rosa De Marchi alla Forcola di Cresta Güzza, sotto la vetta del Bernina, a 3600m di quota.

I suoi studi e le sue ricerche confluiscono in nitidi scritti, illustrati da fotografie. Egli scrisse vari articoli alpinistici pubblicati sulla Rivista Mensile del CAI, oltre ad alcuni di carattere più scientifico (flora, fauna, ghiacciai) e ad altri, sempre alpinistici, su bollettini e pubblicazioni sezionali.
Corti fu anche un grande compilatore di guide (la “Guida delle Alpi di Val Grosina”, la “Guida delle Alpi Retiche Occidentali”, e la “Guida delle Alpi Orobie”, le quali costituiscono una pietra miliare in questo genere di opere): voleva far conoscere le zone che esplorava.

Stupefacenti sono il suo curriculum di scalate, che lo videro protagonista (anche in età avanzata) di importanti imprese in altri gruppi montuosi delle Alpi, e la sua iperattività in ogni campo (dall’insegnamento universitario alla ricerca scientifica, dalla pratica dell’alpinismo alla stesura di impareggiabili guide alpinistiche).
In lui, le figure dello scienziato, dell’uomo e dell’alpinista si fondevano: cercava di indagare a 360 gradi i misteri di quell’ostile mondo di pietra e di ghiaccio, compresi quelli della spiritualità e della psiche. In un periodo in cui l’alpinismo stava sottoponendosi a una sportivizzazione sempre più intensa, l’opera di Alfredo Corti fra le cime si mantenne sempre fedele agli aspetti più nobili di questa attività. Ogni atletismo, ogni funambolismo erano il più possibile evitati, anche se, per compiere scalate complesse, occorreva sicuramente un fisico instancabile e ben allenato.
Nonostante le numerosissime imprese alpinistiche, Alfredo Corti non fu né un collezionista di vette né un cacciatore di “prime”: uomo di antico stampo e scienziato di professione, il suo scopo era lo studio e la conoscenza della montagna, per cui spesso preferì salire più volte montagne già note, per chiarire  ogni dubbio o problema, piuttosto che cercarne altre più celebri.

Questa personalità poliedrica ed affascinante, razionale ma al tempo stesso romantica, è ben riassunta dalla descrizione del figlio Nello: “andava in montagna per trovarsi tra cielo e terra, al limite dell’universo più vasto, perché avvertiva il fascino di assistere, da luoghi privilegiati, ai consueti fenomeni naturali, quale l’apparire del giorno, l’invasione della luce e del calore sulla terra, l’urlo del vento e delle tempeste, e poi anche perché lo divertiva cimentarsi su di una bella cresta o lungo un pendio ghiacciato, a riprova della propria abilità. Ma, da buon scienziato naturalista, gli piaceva spiegarsi l’orogenesi alpina, le cause delle stratificazioni delle rocce, il perché della via ultima di fiori e insetti sulle più alte cime”.

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