Bisogna che i monumenti cantino

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un costante incremento della domanda culturale. A ciò “si associa sempre più una richiesta di intrattenimento e svago, secondo un modello interamente esportato dall’estero, in cui il luogo della cultura viene considerato appartenente alle industrie del tempo libero e del turismo.” (Ferrara, 2007, p. 49). I beni culturali, in questo senso, vengono visti, in misura sempre maggiore, come beni capaci di produrre redditività. Non è però solo una prospettiva di guadagno, ma, in primo luogo, la necessita di conservare un patrimonio di inestimabile valore, che rende sempre più stringente l’esigenza di “comunicare” in maniera efficace il bene culturale affinché la sua comprensione all’interno del contesto storico in cui nasce sia accessibile ad un numero sempre maggiore di persone.

Anche perché, se il patrimonio storico, culturale, non entra in relazione con la gente, declinando linguaggi diversi e parlando a tutti, rischia di morire, incapace di trasmettere senso e identità a una comunità.

(Paul Valéry)

Popolarità di una identità visiva

Per poter comunicare i beni culturali, occorre innanzi tutto che le istituzioni museali si mostrino attente alle richieste del pubblico (es. introducendo i cosiddetti “servizi aggiuntivi” di vendita e ristorazione) per indurne la visita e si rendano riconoscibili nel panorama culturale costruendo una forte identità visiva, basata su una immagine coordinata studiata appositamente per il singolo caso.

Il graphic design è in grado di tradurre la specificità di un luogo in un linguaggio visivo che gli conferisce identità e può essere successivamente adoperato su differenti media. Paesaggio, architettura, oggetto e graphic design formano in tal senso, un unico elemento, un tutto inscindibile.
(Ruedi Baur)

Per questo motivo nello sviluppo di una immagine coordinata (scelta del logotipo, caratteri tipografici e colori istituzionali), “il risultato ottenuto, trasposto a un altro contesto, lo renderebbe assolutamente improprio e inadatto.” (Ferrara, 2007, p. 67)

Nel suo “la comunicazione dei beni culturali” (pp. 68-70) Cinzia Ferrara elenca una serie di tendenze per i progetti di comunicazione visiva che si sono rivelate particolarmente efficaci. Tra queste:

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Logo del Museo di Arte e Storia Ebraica
  • parzialità: ovvero l’adozione di una singola parte in sostituzione dell’elemento nella sua completezza. È il caso del marchio del Museo di arte e storia ebraica di Parigi (progetto di Philippe Apeloig) che si serve dell’immagine del tradizionale candelabro ebraico a sette bracci come rappresentativo dell’intera cultura giudaica;
  • fluidità: la capacità di trasformazione della forma stessa nello spazio e nell’arco del tempo (componente dinamica).

Vale come esempio il progetto di Wolff Olins per la Tate Modern di Londra, in cui per ogni lettera che compone il logotipo, ne vengono disegnate quattro versioni differenti, che insieme completano un processo di graduale “messa a fuoco”.

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Tate Gallery of Modern Art, il font diversificato del marchio
  • spettacolarità: la tendenza all’adozione di un linguaggio che utilizza i sistemi espressivi tipici dell’ambito pubblicitario;
in foto da sinistra: campagne pubblicitarie del Museo d’arte di Nuoro e del Museo di Storia Naturale di Bucarest

variabilità: nuova tendenza che mira a sostituire la rigida concezione dell’immagine coordinata con quella più flessibile di un’immagine pur sempre coordinata, ma caratterizzata dalla presenza di più varianti: più versioni del marchio, più font o un font che si modifica, più colori.

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logotipo del NAI di Amsterdam

 

 

Il tempo del racconto

Due fondamentali variabili del processo di fruizione sono gli indici di attenzione e memorizzazione da parte del visitatore. È indispensabile coinvolgere il fruitore perché questi ne risultino incrementati. Una delle tecniche più riuscite è l’uso di un linguaggio appartenente al mondo del teatro, della sceneggiatura o del gioco, in modo da immergere il visitatore in una narrazione volta a “rendere più comprensibili le relazioni tra le opere, a rendere più memorabile la visita e a consolidare il processo di conoscenza.” (Trocchianesi, 2014, p. 47)

Storytelling come strumento che traduce e rende comprensibile la vocazione comunicativa insita in ogni “artefatto” culturale; come scelta di esplicitare uno o più tra gli infiniti racconti che il bene culturale in sé racchiude; come messa in scena di una “storia aperta”, in quanto la comunicazione non è mai conclusa nel momento in cui arriva al destinatario, ma si completa solo al momento di una re-interpretazione.
(Trocchianesi, 2014, p. 11)

In questo senso l’uso delle nuove tecnologie può aiutare molto lo sviluppo della narrazione, poiché è in grado di facilitare un coinvolgimento emotivo e performativo (coinvolgendolo fisicamente in alcune attività) del fruitore, nonché di prevedere un tipo di esperienza condivisa (mettendo in relazione i visitatori tra loro) “che spesso agisce come consolidatore della memoria” (Trocchianesi, 2014, p. 67)

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Audio Walk Errare, Parma

Link Audio Walk Errare: speciale audioguida della città di Parma che accompagna lo spettatore utilizzando un linguaggio teatrale.

Dialogo tra diversi

Talvolta infine può risultare efficace una contaminazione e compresenza nello stesso luogo di differenti generi artistici anche molto distanti tra loro. È questa una modalità di fruizione dei beni culturali relativamente recente che, se adoperata consapevolmente, permette di sviluppare un dialogo in cui le diverse forme d’arte ne risultano valorizzate.

È questo il celebre caso del Museo Centrale Montemartini (Roma), il quale ospita sculture appartenenti all’antichità classica inserendole all’interno di un contesto di archeologia industriale, una vecchia centrale elettrica.

Il candore del marmo vs i plumbei grigi degli acciai, le morbide forme dei corpi drappeggiati vs il rigore stereometrico delle macchine, la dimensione umana delle statue vs la dimensione industriale degli impianti…
…le antinomie di un allestimento che ha saputo osare un dialogo surreale, che finisce per trovare un suo equilibrio, tutt’altro che instabile.
(Ferrara, 2007, p.131)
in foto da sinistra: Museo Centrale Montemartini, Roma, 2000; Parco Archeologico di Scolacium, mostra Time horizon, Intersezioni II, Antony Gormley, Catanzaro, 2006; Valle dei Templi di Agrigento, mostra delle sculture di Igor Mitoraj, 2011

“Bisogna che i monumenti cantino. … La memoria storica, infatti, non è un fondo immobile in grado di comunicare comunque, bisogna sapere come farla riaffiorare, va continuamente rinarrata.”

(Paul Valéry)

Licia Desideri

Bibliografia:

  1. Ferrara, La comunicazione dei beni culturali. Il progetto dell’identità visiva di musei, siti archeologici, luoghi della cultura, Lupetti, Milano, 2007;
  2. Trocchianesi, Design e narrazioni per il patrimonio culturale, Maggioli Editore, Rimini, 2014

Sitografia:

http://www.agoravox.it/La-Denuncia-nelle-Sculture-di-Igor.html
https://visura.co/user/columba/view/mitoraj-valle-dei-templi
http://www.artribune.com/turismo/2012/09/dalla-querelle-al-dialogo/

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