New design museum

«Questo progetto è importante non solo per il museo, ma per l’investimento nel futuro che rappresenta. Il design ha scopi senza confini, internazionali, ed è un mezzo vivo per capire il mondo che ci circonda» – Deyan Sudjic.

Inaugurato lo scorso novembre, il nuovo museo del design di Londra ospita non solo oggetti, ma anche processi evolutivi e problematiche odierne. La sua superficie è stata triplicata in confronto a quella precedente, esso mira infatti ad essere la cattedrale del design e dell’architettura.

John Pawson, famoso per la sua capacità di creare spazi ricchi di semplicità e per il suo uso raffinato dei materiali, ha creato spazi connotati da un’atmosfera calma e ordinata e organizzati intorno ad un atrio interamente rivestito in legno di quercia. La facciata originale è stata sostituita con una pelle a doppi vetri che migliora in modo significativo gli standard di isolamento e permette alla luce naturale di penetrare all’interno. La nuova superficie esterna è stato meticolosamente progettata per assomigliare alla pelle blu originale dell’edificio.

All’interno del museo, i visitatori si trovano in un atrio centrale con una sorprendente vista fino al tetto, un iconico paraboloide iperbolico. L’imponente copertura in cemento crea una struttura a raggiera simile a una manta. Gallerie, spazi di apprendimento, caffetteria, spazio eventi e un negozio sono disposti come una ‘miniera a cielo aperto’ intorno all’atrio principale, consentendo ai visitatori di navigare nello spazio con facilità e scoprire tutto ciò che l’edificio ha da offrire semplicemente percorrendo le sue scale in rovere.

La mostra permanente è situata all’ultimo piano e per la prima volta ad ingresso gratuito: qui si possono trovare oggetti che non sono esposti cronologicamente, ma secondo le problematiche che affrontano per interrogarsi su cosa sia il design e sulla sua importanza nella vita quotidiana, dal punto di vista appunto del designer, ovvero della persona che crea l’oggetto, e del fruitore finale. Ad accogliere i visitatori una parete larga sei metri con oggetti selezionati dal pubblico attraverso una piattaforma online, il crowdsourced wall. Oggetti che spaziano da un prototipo del treno della nuova metropolitana di Londra al walkman della Sony, da un modello di Kalashnikov, alla macchina da scrivere Valentine dell’Olivetti.

Interessante la prima esposizione temporanea, “fear and love: reactions to a complex world” in cui undici designer esplorano una varietà di problematiche che ispirano paura e amore allo stesso tempo. In questa sezione che si parla anche di sostenibilità grazie alle installazioni fibre market della product designer olandese Christien Meindertsma che esplora il potenziale del riciclo dei tessuti partendo da una critica del modello di fast fashion, ovvero la moda in cui la produzione avviene più velocemente e al minor costo possibile in modo da cavalcare l’onda delle tendenze del momento. Lavorando su mille maglioni di lana scartati e sperimentando una prima generazione di macchine in grado di separare i vestiti in base ai colori ed ai tessuti, la designer trasforma le fibre in una colorata presenza all’interno della mostra.

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