L’allestimento e l’interazione con lo spettatore

Le diverse modalità di interazione tra allestimento e fruitore possono essere racchiuse in tre grandi tipologie: Performing Visitors, Performing Contents e Performing Places. Nella tipologia dei Performing Visitors, il progettista abilita lo spettatore a compiere una forte azione performativa, influenzando i suoi gesti e i suoi comportamenti attraverso l’apparato allestitivo. In questa categoria il rapporto tra visitatori, dispositivi e display è in grado di generare nuove forme di interazione. Nella seconda tipologia, i Performing Contents, sono i contenuti  a prendere vita attraverso logiche performative e modi non convenzionali di comunicazione; infine l’ultima tipologia è quella dei Performing Places dove l’allestimento stesso diventa performativo perché dinamico, scenografico e coinvolgente grazie all’adozione di un approccio di messa in scena. La mostra Measuring: This Much, That Much, How Much?, realizzata nel 2015 dallo studio 21_21 Design Sight di Tokyo, appartiene alla prima categoria. Già dai primi momenti il fruitore diventa protagonista: la mostra infatti si apre accogliendo i visitatori all’ingresso con un “negozio del concetto di misura”, dove si possono acquistare a peso vari materiali di determinati prezzi, allo scopo di sensibilizzare il pubblico alla pratica della misurazione nella quotidianità. Nell’atrio sotterraneo troviamo poi l’opera Perfektron, un’installazione che mette abilmente insieme lo strumento di misurazione più antico dell’umanità – le mani – con uno dei nostri equivalenti moderni: i sensori. Il visitatore è chiamato a sperimentare se,  attraverso l’utilizzo delle mani, riesce a giudicare con precisione le dimensioni di una mela. Nel caso positivo apparirà una mela sullo schermo, in caso contrario otterrà qualcosa di differente ma delle dimensioni dello spazio creato dalle sue mani. Altre due installazioni interattive all’interno della mostra sono ad esempio il Pixelman che trasformerà la figura del visitatore in un’immagine a 8-bit proiettata su uno schermo gigante attraverso il quale, con l’utilizzo di video, gli permetterà un’esperienza di viaggio a velocità diverse. Un’altra esperienza con un profondo coinvolgimento dell’utente è quella che avviene attraverso un dispositivo che controlla e riproduce il proprio battito cardiaco in modo da poterlo confrontare con quello di un elefante e di un topo. Ma è infine anche la mostra stessa di oggetti, antichi e contemporanei, confrontati a seconda delle loro misure, che incoraggiano lo spettatore a riflettere sul tema, sentendosi coinvolto in prima persona grazie agli oggetti presenti anche nella sua vita.

21_21_Measuring_G.jpgMeasuring: This Much, That Much, How Much?, 21_21 Design Sight, Tokyo

L’espediente della presentazione di oggetti personali, è presente anche nella mostra A Matter of Faith realizzata nel 2008 alla Stapferhaus di Lenzburg, mostra che vuole incoraggiare i visitatori ad affrontare attivamente un argomento molto contemporaneo e personale – quello della fede – sia attraverso le proprie nozioni religiose che attraverso quelle degli altri. Infatti in questa mostra i visitatori sono stati invitati a fornire oggetti personali di fede per presentarli in una determinata sezione espositiva e questo processo rende fortemente attivo il fruitore, inoltre l’osservazione di questa sezione della mostra fornisce anche il coinvolgimento del visitatore in due modi: da un lato, gli oggetti, scelti per motivi soggettivi da una parte dei visitatori, può attivare il fruitore a pensare a quali oggetti avrebbero portato lui per presentarli nella mostra. Dall’altra parte, il visitatore ottiene un tipo di feedback visualizzando quali oggetti, magari anche inconsueti – come un peluche – possono rappresentare la fede per altre persone. Anche questa mostra, già dagli inizi pone i visitatori al centro della scena, obbligando loro ad affrontare una decisione che non possono evitare se vogliono entrare all’interno dell’esposizione: sono presenti infatti due diverse porte d’ingresso, con due etichette differenti: “credente” e “non credente”. In tal modo è da subito richiesta al visitatore una autovalutazione. Ma questa mostra si colloca a cavallo anche con la seconda tipologia di interazione con lo spettatore vista precedentemente, ossia quella dei Performing Contents, infatti attraverso l’aiuto di un “trittico mediale”, i visitatori conoscono nove diverse persone che li accompagneranno attraverso alcune zone dell’esposizione e gli forniranno informazioni sul proprio atteggiamento personale con la fede. Con l’uso di questo approccio personificato, è più facile comunicare informazioni su diversi orientamenti e pratiche religiose e, allo stesso tempo, i visitatori vengono indirizzati in modo più diretto sentendosi quindi più coinvolti a livello personale.

sconosciuto.jpgA Matter of Faith, Stapferhaus, Lenzburg

Queste due tipologie di interazione con l’utente vengono poi riprese e amplificate attraverso degli allestimenti scenografici nella terza tipologia, quella dei Performing Places, come avviene ad esempio nell’allestimento del Fryderyk Chopin Museum realizzato dal team di Migliore e Servetto nel 2008. Anche in questo allestimento un elemento cardine è l’interazione del fruitore con il museo come un sistema aperto di approfondimento, di zoom dei contenuti esposti: i sistemi interattivi multimediali sono stati progettati per essere lo strumento attraverso cui approfondire i contenuti delle diverse sale, lasciando quindi al visitatore la possibilità di scegliere i tempi e la modalità di lettura, ogni ospite riceve infatti un biglietto con una tecnologia RFID che codifica le informazioni sullo spettatore e lo indirizza verso il percorso più adatto a lui. L’invito a “toccare”, ad interagire con i sistemi espositivi, è finalizzato a stimolare la curiosità dell’osservatore, inducendolo ad andare oltre il primo livello possibile di interpretazione dei contenuti.

sconosciuto.pngFryderyk Chopin Museum, Varsavia

Curiosità dello spettatore che viene sollecitata anche attraverso la realizzazione di diversi paesaggi emozionali: la necessità di esporre con chiarezza e immediatezza differenti aree tematiche della vita del musicista, ha portato allo sviluppo di diverse strutture allestitive, che compongono un sistema di “emotional landascapes” attraverso la compresenza di ambientazioni sonore e scenografiche, in grado di catturare l’attenzione e la curiosità del visitatore, attraverso la stimolazione di tutti i suoi sensi.

Benedetta Biffi

 

Sitografia:
http://www.archiportale.com
http://chopin.museum/en
http://www.domusweb.it/notizie
http://www.domusweb.it/en/design
http://www.museums-exhibiting-europe.de.pdf
http://nameaam.org
http://www.stapferhaus.ch

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...