A spasso con i contrabbandieri

Il territorio valtellinese è ricco di percorsi in mezzo alla natura, i quali permettono di conoscere tutti gli aspetti chiave di un tipico paesaggio di montagna. Fra questi emerge il sentiero del contrabbando, lungo il quale si ripercorre la storia di un fenomeno illegale che ha inciso nei diversi piccoli paesini al confine con la Svizzera, con l’ambizione di far conoscere un pezzo di storia e di cultura locale.

Partendo dalla località di Baruffini si arriva fino al rudere dell’ex-caserma, lungo percorsi misteriosi e avventurosi che hanno visto confrontarsi in astuzia, ma sempre con rispetto reciproco, per molti decenni i contrabbandieri, chiamati anche spalloni, e i finanzieri, indicati dall’appellativo di “sgarbasach”. Lungo il Sentiero del Contrabbando e della Memoria, in ricordo di due eventi tragici riguardanti la morte della contrabbandiera Irma Rinaldi e del finanziere Dario Cinus, si racconta la storia di un fenomeno che ha inciso profondamente sull’economia e la società delle aree di confine valtellinesi, e inoltre gli aneddoti, trucchi del mestiere, appostamenti e tutto ciò che rimanda al mondo della “bricolla”, grazie anche alle numerose targhe esposte lungo il tragitto. Tutto ciò rende possibile una totale immersione in un’atmosfera suggestiva.

Ma perché nacque il contrabbando in questi territori? Le motivazioni, che spingevano tante persone, soprattutto ragazzi e a volte donne, a percorrere tali sentieri con pesanti sacchi, detti anche Bricolle, sulle spalle, erano puramente per guadagnare qualche soldo per poter uscire dalla miseria e dalla fame, e tale attività era vista come integrazione spesso preziosissima delle magre risorse legate alla vita contadina.

Arrivati al confine si poteva assistere ad un vero e proprio mercatino dove tutti potevano vendere i prodotti della propria terra. In particolare il traffico illegale era in prevalenza dall’Italia alla Svizzera, infatti tra i prodotti venduti si potevano annoverare il grano, la pasta, il riso, lo zucchero, il caffè, l’uva, le castagne e le sigarette; mentre dall’altro fronte arrivava un elemento chiave per i contadini valtellinesi: il sale, ottimo per la conservazione a lunga durata delle carni degli animali allevati. Tale traffico si allargò anche ad una varietà di beni non soltanto alimentari, ma elementi come pneumatici, tessuti, binocoli e macchinari leggeri.

Come nel gioco di “guardie e ladri”, i finanzieri pur facendo del loro meglio non riuscivano a stroncare questa frode, anche perché i contrabbandieri con un po’ di fortuna, furbizia e spregiudicatezza riuscivano a farla franca.

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