La preistoria degli equipaggiamenti

Tutte le moderne tecniche e gli equipaggiamenti che ci permettono di scivolare sulla neve, camminare sul ghiaccio o nella neve alta senza affondarvi, di salire pareti verticali e calarci lungo ripidi pendii, nonostante i materiali e il design moderno, hanno origini antichissime e tutto ciò che usiamo per affrontare in sicurezza la montagna ci viene dall’esperienza e dalle conoscenze di antichi popoli.
Ötzi, il famosissimo “uomo dei ghiacci” ritrovato nel 1991 sul Ghiacciaio di Senales, nella Ötzthal al confine tra Austria e Italia, ci mostra l’abbigliamento tipico di un “alpinista” di 5.000 anni fa. I materiali a sua disposizione non erano certamente i moderni materiali sintetici di nylon, caldi, leggeri, traspiranti, ma già all’epoca erano ben comprese le necessità di ripararsi dal freddo e dell’acqua con un abbigliamento “a strati” e impermeabile. Tutto era realizzato in pelle con l’eccezione di una mantella “antipioggia” di erbe intrecciate (molto simile ai nostri “poncho” da montagna), mentre calzature robuste e imbottite di fieno permettevano di camminare sicuri sul ghiaccio mantenendo i piedi caldi. Chi si muoveva sulle montagne ben conosceva gli effetti terribili del freddo sul corpo umano, anche in assenza di conoscenze mediche e fisiologiche. Dall’attrezzatura che aveva con sè, Ötzi doveva essere un cacciatore, equipaggiato con arco, frecce e pugnali di corno; con sè aveva un contenitore di corteccia di betulla destinato a contenere le braci per poter accendere il fuoco la sera e portava una riserva di carne secca. Tutto questo fa pensare che non era impreparato ad affrontare l’alta montagna e al collo portava un ciondolo di marmo levigato: forse un talismano per proteggersi dai demoni della montagna. 5.000 anni fa il clima era più mite dell’attuale e i ghiacciai si stavano ritirando come ai nostri giorni, ma avventurarsi in alta montagna su un ghiacciaio, protetti solo da un paio di scarpe di pelle imbottite di fieno, doveva comunque essere un’impresa durissima, in cui soltanto uomini particolarmente forti potevano resistere.
Sulla necessità di un abbigliamento adatto alle severe condizioni climatiche dell’alta montagna, Sir Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, ci ha lasciato un divertente scritto, nel 1864, in cui lamenta che “… il costosissimo tessuto di tweed che il sarto londinese aveva garantito contro il freddo più pungente ha, in realtà, soltanto caratteristiche teoriche!
Ma l’abbigliamento adeguato non è la sola attrezzatura necessaria. La necessità di affrontare tratti verticali o molto ripidi ha richiesto l’invenzione di corde per assicurare gli scalatori: inizialmente di fibre vegetali intrecciate, ora di nylon robusto ed elastico, in grado di assorbire senza rompersi l’energia di cadute da grandi altezze. Una pubblicazione sulle Alpi stampata a Zurigo nel 1574 descrive le norme di comportamento di una cordata su un ghiacciaio e l’utilizzo delle corde per una progressione tra i crepacci.
Muoversi sulla neve soffice è estremamente faticoso e l’uso di “attrezzi” che permettessero di risparmiare fatica e di muoversi più velocemente è antichissimo: le testimonianze dei più antichi sci risalgono al 5.000 a.C.. Oltre gli sci, venivano usati rami e corde intrecciate per ricoprire le suole delle scarpe e nacquero i progenitori dei ramponi e delle racchette da neve, le “ciaspole”: è singolare che per questi attrezzi si sia di recente riscoperto il vecchio termine dialettale trentino. In un trattato stampato a Basilea nel 1561, il medico bergamasco Guglielmo Grataroli parla già di ramponi “ormai acquistabili ovunque”. Quindi, per quanto la forma dei nostri attrezzi da montagna sia moderna e “aggressiva” e i materiali che li compongono siano “tecnologici” e all’avanguardia, quasi tutti derivano da modesti progenitori in legno e fibre vegetali intrecciate.

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