L’evoluzione museale:

Dal modello read-only al modello read-write

Il tema dell’evoluzione fruitiva dei musei, soprattutto negli ultimi tempi, ha dato adito a importanti riflessioni.

Il museo si sposta dall’essere solo spazio di conservazione all’essere luogo di esperienza e dall’essere “read-only” a scrivibile.

Sono queste le due importanti trasformazioni con cui i musei di oggi e di domani devono confrontarsi e saper sfruttare al meglio.

Lo sviluppo dal punto di vista esperienziale e partecipativo del museo è dovuto principalmente al fatto che si è arrivati, finalmente, ad avere la consapevolezza che il vero protagonista della visita non è tanto la collezione esposta, che ha sicuramente il suo valore, ma lo user.

Ho utilizzato volontariamente la parola “user” e non visitatore proprio per voler mettere in evidenza come anche la tipologia di utenti sia cambiata nel corso del tempo, infatti, mentre fino a qualche anno fa il pubblico era solo visitatore, ovvero un destinatario passivo, oggi è uno user ovvero un utilizzatore attivo.

Il processo dinamico dell’esperienza di visita si sviluppa nel tempo iniziando già prima della fruizione vera e propria del museo e continua anche dopo. Un caso esplicativo di questo concetto è il Cooper Hewitt di New York che Luisa Carrada descrive come segue.

[Al Cooper Hewitt] Tutto comincia infatti prima della visita, che si può pianificare sul sito del museo seguendo le suggestioni più diverse, perfino le sfumature di colore che accomunano i diversi oggetti o le loro dimensioni. Prosegue nel museo, dove si gira con una penna interattiva che permette di fare un sacco di cose, come disegnare o salvarsi gli oggetti. […] Alla fine si torna a casa, ci si collega al sito e si ripercorre e si salva la ‘propria visita’, completa di tutto ciò che abbiamo ammirato e creato, completa di appunti (Luisa Carrada, If Book Then: i libri passano, le storie no).

Il museo utilizza l’Internet of things che permette di memorizzare e visualizzare in un secondo momento gli elementi che hanno caratterizzato l’esperienza.

L’utente diventa in questo modo il vero narratore e può creare e personalizzare la sua storia di visita. Registrare queste storie, renderle disponibili a futura memoria, renderle manipolabili, schiude opportunità infinite.

Nel modello progettuale utilizzato fino ad oggi nei musei, l’utente si limitava ad interagire con uno scenario proposto dal curatore così com’è, mentre con il modello “read-write”, il pubblico si trasforma da utente ad autore, modellando lo spazio e causando una continua modifica dell’impianto preesistente.

Questo modello progettuale arricchisce le esperienze di visita e permette la diversificazione di queste, ciascuna su misura del singolo.

Questa interpretazione museale, che innesca un processo di partecipazione, offre grandi vantaggi sia per i visitatori sia per gli organizzatori che hanno la possibilità di misurarsi con i risultati dell’esperienza di visita e con il comportamento del pubblico e possono quindi avere una valutazione generale e andare verso continui miglioramenti.

 

 

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