Il Sacro Macello della Valtellina

Tra il 1620 e il 1626, ci fu una rivolta dei cattolici contro i protestanti della Valtellina, chiamata dal celebre storico Cesare Cantù (1804-1895), il Sacro Macello della Valtellina.
Il sacro macello fu una strage condotta ai danni della popolazione riformata, nel contesto di una rivolta filospagnola contro la Repubblica delle Tre Leghe che allora controllava il territorio valtellinese.
Il fomentatore principale fu il fanatico arciprete di Sondrio Nicolò Rusca, vero agitatore delle folle cattoliche e sprezzante delle leggi che cercavano di mantenere un pur delicato equilibrio tra le due comunità. Egli fu arrestato e processato nel 1618 per il tentato omicidio di Scipione Calandrini, ma purtroppo morì per le atroci torture dell’interrogatorio. Nello stesso processo furono condannati, ma si rifugiarono all’estero, gli esecutori materiali dell’omicidio, i fratelli Rodolfo e Pompeo Planta e Giacomo Robustelli.
Quest’ultimo, una volta rientrato due anni dopo, organizzò l’atroce vendetta contro i protestanti locali: nella notte tra il 18 ed il 19 luglio 1620, i congiurati trucidarono quasi tutti i protestanti di Tirano. Passarono quindi a Teglio, dove fu compiuta una strage (72 persone) direttamente nella chiesa evangelica: 17 tra uomini, donne e bambini, rifugiatisi nel campanile, bruciarono vivi per il fuoco acceso dai fanatici cattolici. Terza tappa Sondrio, dove solo un gruppo di 70 riformati con le armi in pugno poté, grazie ad una tregua, rifugiarsi in Engadina: tutti gli altri (anche di nobili famiglie) furono trucidati. In tutto si calcola che furono sterminati circa 600 persone, tutte di origine Valtellinese.
Il sacro macello, portò a un inasprimento della guerra dei trent’anni (1618-1648), scoppiata due anni prima. Specialmente Venezia e la Francia avvertivano con preoccupazione i risvolti della liberazione del corridoio valtellinese a favore della Spagna e degli Asburgo, ma nessuna delle due potenze era in grado in quel momento di intervenire (Venezia era reduce dalla guerra contro l’Austria, la Francia alle prese con una sollevazione ugonotta).
La Valtellina costituiva infatti un importante crocevia per le comunicazioni e gli approvvigionamenti tra domini asburgici di Spagna e d’Austria, rappresentando un corridoio che consentiva l’ingresso delle truppe spagnole direttamente sul territorio tedesco.
Nel 1626 si giunse a una prima mediazione fra Francia e Spagna, con il trattato di Monzón: la Valtellina veniva restituita alla Repubblica delle Tre Leghe, con le condizioni di smilitarizzarla e impedire la diffusione del protestantesimo. In realtà, tuttavia, la Spagna non rispettò affatto il trattato e non restituì la Valtellina ai Grigioni fino al 1639, dopo un’invasione da parte dei francesi e la riconquista da parte degli spagnoli, che alla fine la riconsegnarono al Cantone Grigioni, a condizione di accettarvi solo la religione cattolica.
L’esperimento di libera convivenza tra cattolici e protestanti in Valtellina era dunque finito nel peggiore dei modi.

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