Identità specifica e riconoscibile

Ciascun luogo ha una sua identità, più o meno forte, più o meno esplicita. L’identità di un luogo culturale, come il caso di un Museo, è determinata dal contenitore e dai suoi contenuti. Contenuti e valori che possono essere quelli intrinseci al bene stesso, restituiti dal tempo e reinterpretabili, ma anche costituiti da quelle sovrastrutture temporanee o permanenti quali i servizi, gli eventi e altro ancora. La disciplina del graphic design agisce come filo conduttore tra questi elementi e crea una specifica identità visiva, riconoscibile e adoperabile su differenti media in modo tale da renderne accessibili e comprensibili i valori a fasce sempre più ampie di cittadini, mettendo al centro il visitatore che necessita di un’interfaccia che lo agevoli nella comprensione delle informazioni del luogo stesso e dei suoi valori. Anche per questo comunicare la cultura è un preciso dovere delle istituzioni nei confronti del fruitore in modo tale da metterlo in contatto con un patrimonio che gli appartiene.

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Design Museum – Londra

La pubblicità è l’anima del commercio. E noi abbiamo bisogno di commerciare anche i prodotti culturali, ma parliamo di un commercio che non è solo a scopo di lucro, bensì libera circolazione delle idee, che permetta un’opportunità diffusa di crescita, di svago e di coesione sociale” Francesca Cattaneo.

Il progetto di un logotipo per un museo deve necessariamente tenere conto di questi obiettivi e del ruolo di “interfaccia” che l’identità visiva nel suo complesso andrà a svolgere, interpretando al meglio contenuto e contenitore, e trasformandosi in una sorta di firma visiva di valori e collezioni di un determinato museo.

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Logotipo di Moderna Museet – Stoccolma

Molti sono gli esempi emblematici riguardanti questo tema che hanno dimostrato limiti e percorsi di ricerca progettuale molto diversi fra loro:

In alcuni casi il segno è più descrittivo dei contenuti piuttosto che del contenitore anche se non sempre in una maniera diretta, come si vede per esempio nel Louvre in cui la Pyramide è l’elemento centrale e distintivo del museo ed è sempre presente in forma pittogrammatica e riconoscibile per identificare l’accesso al Museo.

Vi sono invece altri casi in cui il segno grafico rimanda ai valori, ai contenuti, a tutto ciò che va comunicato, non necessariamente in modo descrittivo, come fa per esempio la la SAP (Soprintendenza Archeologica di Pompei) attraverso il logotipo che rievoca nella forma e nel tratto un sigillo e al tempo stesso funziona come elemento coordinante per identificare la Soprintendenza e i differenti siti; o come fa anche il Moderna Museet di Stoccolma che con il suo logotipo, composto con caratteri dallo stile calligrafico, trasmette un senso di apertura, di spontaneità ideale per il tipo di museo che rappresenta.

 

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Logotipo di SAP – Pompei

Questi esempi ci portano ad evidenziare quelli che sono i cinque paradigmi visivi che concorrono ad una buona ricezione che avviene attraverso i canali della vista: la parzialità, la temporaneità, la fluidità, la variabilità, la spettacolarità/seduttività.

La parzialità viene intesa come l’adozione di un singolo elemento in sostituzione dell’intera struttura nella sua completezza. Un esempio molto chiaro può essere il progetto di Philippe Apeloig per il Museo di arte e storia ebraica a Parigi, in cui l’immagine della menorah è eletta come simbolode’’intera cultura giudaica.

La temporalità è intesa come variabilità degli oggetti progettati che simulano la trasformazione, la crescita e il movimento che contemplano la temporalità. Il progetto di CODEsign per il Conservatorio Tartini di Trieste ne è un esempio, il suo logotipo non si ripete nella struttura mai uguale a se stesso ed è ottenuto dalla composizione a random della lettera T in cinque varianti di colore differenti.

La fluidità è pensata come la capacità di trasformazione della forma stessa nello spazio e nell’arco del tempo, quindi è differente dalla temporalità perché non presuppone la costanza di una forma, ma anzi il concetto si esprime attraverso una molteplicità di forme. Questo si può osservare nel progetto di Wolff Olins per il Tate Modern di Londra in cui il logotipo viene disegnato in quattro versioni differenti che completano un processo graduale di messa a fuoco.

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Logotipo di Tate Modern – Londra

La variabilità viene intesa come la tendenza alla diversità, alla differenza e alla molteplicità, ovvero all’assumere come significati aspetti tra loro diversi, senza che alcuno prevalga sugli altri, in una logica di perfetta intercambiabilità, come abbiamo visto con l’esempio citato prima per il progetto del Stockholm Design Lab per il Moderna Museet e la sua infinita gamma di colori.

E in fine, ma non per ordine di importanza, la spettacolarità/seduttività che vanno intese come la tendenza all’adozione di un linguaggio adoperato per la comunicazione dei luoghi della cultura che utilizza i sistemi espressivi della pubblicità, come fa Sabrina Era per il suo progetto per il Man di Nuoro, in cui viene fatto un uso consapevole di un linguaggio volutamente provocatorio per comunicare l’arte contemporanea.

Inoltre vi sono poi alcuni casi che testimoniano di una evoluzione dell’identità visiva in cui gli elementi caratterizzanti possono essere quelli secondari, come i colori e la tipografia, a favore di un sistema più articolato. Sono casi in cui il contributo della tecnologia può facilitare l’utilizzo dell’identità nella gestione quotidiana da parte dell’istituzione. Il Walker Art Center e il Brooklyn Museum sono due validi esempi.

 

 

 

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Identità visiva del  Walker Art Center – Minneapolis

In particolare art director del museo  Andrew Blauvelt, ha ideato un nuovo sistema di identità visiva per il Walker Art Center di Minneapolis che funziona come un kit di parti in cui differenti font e texture possono essere assemblate in infinite soluzioni. Una sorta di kit applicabile ovunque in combinazioni sempre differenti. Il risultato è una immagine originale e coerente con la mission del Centro.

Il museo, quindi, non è più solo il luogo dell’apprendimento o dell’approfondimento per visitatori esperti, ma sempre più un luogo per il tempo libero e la museografia, sopratutto in questi ultimi anni, si è aggiornata proprio per definire nuove modalità di esposizione e di definizione degli spazi che rendano l’esperienza della visita e della conoscenza più agevole e confortevole.

 

Erica Brusamolin

 

Bibliografia:

  • C. Ferrara,La comunicazione dei beni culturali: il progetto dell’identità visiva di musei, siti archeologici, luoghi della cultura, Milano, Lupetti- Editori di comunicazione

Sitografia:

 

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